I furbetti della quarantena, caccia grossa ai fantasmi del Covid

Investigatori particolari: sono i contact tracer, coloro che si occupano di rintracciare i contatti dei nuovi casi positivi. Ci sono persone, che dovrebbero restare in quarantena, che non si fanno più trovare.

C’è chi sparisce, diventando a tutti gli effetti un fantasma per le autorità sanitarie, così come per la Polizia e chi ignora il divieto di uscire di casa: ‘furbetti’ della quarantena che poi incorrono in sanzioni o in denunce. E poi ci sono persone che trattano per passare il periodo d’isolamento nelle loro dimore all’estero.

È il quadro dipinto da Marino Faccini, a capo della squadra di contact tracer dell’Ats città metropolitana di Milano. I contact tracer sono particolari investigatori che si occupano di stilare la lista dei contatti delle persone positive al tampone: uomini e donne che potrebbero essere positive al Covid e che quindi devono essere messi in quarantena.

I fantasmi della quarantena e quelli che cercano di trattare 

Il loro non è certo un compito facile: "A volte quando chiamiamo le reazioni sono pesanti. Ci siamo abituati a sopportare e ne abbiamo viste davvero tante”, ha raccontato Faccini all’Adnkronos Salute. Succede anche che le persone da mettere in quarantena siano totalmente irreperibili: sparite nel nulla dopo la chiamata per informare dell’obbligo di restare isolati. “Ci sono persone che non si sono più trovate - racconta Faccini - Neanche la polizia è riuscita a individuarli. Si tratta di situazioni di marginalità sociale, persone che vivono nell'irregolarità e hanno anche timore che Covid possa metterli in pericolo rispetto alla loro posizione in Italia. Cosa che non succede, perché questo è un sistema di tracciamento sanitario, a nessuno interessa la posizione amministrativa delle persone".

Quando il contact tracer, chiama "spesso all'altro capo del telefono non ci amano alla follia - sorride Faccini - Sono colloqui difficili. Immaginate la persona che, ignara, è partita per le ferie, si trova ai Tropici e riceve una chiamata in cui si comunica la necessità di isolarsi in quanto contatto di infetto".

Con il boom dei rientri dalle vacanze i contact tracer si sono trovati a interagire con una fetta di popolazione che spesso avanzava richieste particolari. "Persone benestanti, di ceto sociale elevato, che tentavano trattative per cercare di ottenere la riduzione del periodo di isolamento o la possibilità di spostarsi in ville o case all'estero, in Svizzera o in Francia. C'è chi ci ha chiesto di poter fare viaggi improbabili. È chiaro che se devono spostarsi con la propria auto privata per isolarsi nella loro casa sul lago di Como possiamo autorizzarli, ma se ci chiedono di prendere un aereo per andare all'estero o tornare in Sicilia no".

"I progetti vengono stravolti, ma è antipatico quando sembra che ci possa essere trattativa su queste cose. C'è chi prova a dire: anticipo il tampone e me lo pago io. Tutto questo non è possibile".

Come si individuano i contatti da mettere in quarantena 

Come si trovano le presone da isolare? “Partendo dall'elenco di positivi al tampone, il contatto stretto è chi è stato a una distanza inferiore di 2 metri con l'infetto, per più di 15 minuti. Chi ha avuto contatti come una stretta di mano, un bacio, un abbraccio", chiarisce l'esperto dell'Unità operativa complessa Medicina preventiva nelle comunità - Malattie infettive. "Bisogna quindi ricostruire quante persone il contagiato ha incontrato nei giorni precedenti. Si va a ritroso fino ai 2 giorni prima dell'esecuzione del test risultato positivo, nel caso degli asintomatici, e fino ai 2 giorni precedenti all'esordio dei sintomi nel caso di persone con malattia non silente".

Da qui si stende un elenco di persone che verranno avvisate della necessità di isolamento e "inserite in un sistema informatico attraverso il quale informiamo anche il medico di famiglia. Anche le forze dell'ordine vengono informate e possono fare controlli". Controlli che a volte riservano sorprese. "A noi come Ats capita raramente di scoprire violazioni dell'isolamento, nessuno ce lo confesserebbe mai.

Alla prima chiamata ovviamente la persona può trovarsi in giro o sul lavoro e deve tornare subito al domicilio. Informiamo i datori di lavoro e durante l'isolamento mandiamo anche messaggi" al quarantenato "e istruzioni su come fare l'isolamento". Invece le forze dell'ordine, la polizia locale, "possono fare controlli a domicilio. E a volte le persone non si trovano - dice Faccini - Queste vanno incontro a sanzioni amministrative se sono contatti, a denunce penali se sono loro i contagiati. Poi, c'è chi può dover uscire per motivi di salute ed esami indifferibili e allora con tutte le precauzioni del caso può farlo".

In media attualmente i contact tracer intercettano 400-500 nuovi contatti al giorno partendo dai casi positivi. "Si va dall'estremo di 20 persone per caso, quando si tratta di una classe di scuola, a situazioni intermedie di giovani che fanno sport e vedono gli amici, per una media di 10 contatti l'uno - elenca Faccini - Ma si sta più attenti e più distanti. E quindi per esempio non c'è più bisogno di isolamenti di massa sul lavoro perché sono state adottate misure precauzionali. Ci si limita ai colleghi d'ufficio, in contatto col medico aziendale. Eventi di massa come matrimoni non ne abbiamo avuti qui, ma nostri cittadini che hanno partecipato in giro per l'Italia sì. Ne ricordo uno recente del Veneto, in cui ci sono stati diversi positivi. Abbiamo avuto focolai in comunità che ospitano migranti e persone senza fissa dimora, identificati e circoscritti, con numeri anche significativi di alcune decine. Li abbiamo intercettati in tempo perché abbiamo fatto screening. Ed erano asintomatici".

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Fonte: Today.it 

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