Zona arancione, una telefonata e Fontana abbassa subito i toni: "Dialogo col governo"

Una telefonata con Speranza e, dalle accuse, il governatore è passato alla promessa di dialogo; in tutto nell'arco di 90 minuti. Cos'è successo?

Nell'arco di 90 minuti – nel frattempo c'è stata una telefonata col Ministro Speranza – il governatore Fontana è passato dalle accuse contro l'esecutivo guidato da Conte, reo di non voler far passare subito la Lombardia in zona arancione, a una inusuale promessa di dialogo, arrivando persino a dire di condividere "il modello delle zone predisposto dal Governo", da sempre criticato dalla Lega e da Salvini.

I fatti

Verso le 19.30 di giovedì, l'affondo frontale: "Nonostante la mia opposizione - ha dichiarato -, il Governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittive. Restare in zona rossa significa non fotografare la realtà dei fatti e non considerare i grandi sacrifici dei lombardi". Ma, un'ora e mezza dopo, dalla Regione è arrivato un nuovo comunicato dai toni opposti, totalmente distensivi: "avanti nel dialogo" e "obiettivo comune", si legge persino nel titolo.

Cosa ha detto Fontana: "Ho avuto, qualche minuto fa, un confronto schietto e diretto con il ministro Speranza. Entrambi condividiamo che, secondo il modello delle 'zone' predisposto dal Governo, la Lombardia abbia tutti i requisiti per passare da quella rossa a quella arancione. Ci siamo lasciati con l'impegno di riaggiornarci molto presto per verificare quella che realmente può essere la data giusta per allentare le misure restrittive nella nostra regione. Com'è nel nostro modo ormai consolidato di rapportarci, ci siamo parlati senza tatticismi politici o retropensieri, ma con il solo intento di far prevalere il bene comune per i nostri cittadini. Sia per quanto attiene alla loro salute, sia per ciò che concerne la situazione economica".

Insomma, una vera e propria inversione a 'U'. Cos'è successo nel frattempo non è dato saperlo, ma, a proposito di tatticismi politici, vien da pensare che si minacci lo scontro per ottenere meno restrizioni. Adesso, però, la posta in gioco non è la libertà di andarsi a bere o no un caffè al bar, ma evitare un salto nel buio che non possiamo permetterci: i 3.855 lombardi morti negli ultimi 30 giorni sono lì a ricordarlo.

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