Piazzale Arnaldo, esercenti: "I controlli non ci spettano, pagliacciata la chiusura"

Il 'caso' Piazza Arnaldo e movida sfrenata continua a fare discutere. Si attendono le misure per il prossimo fine settimana, ma per gli esercenti la chiusura anticipata della piazza non è certo la soluzione.

Peppe Valente, titolare del ristorante Biif e Giuseppe Trebeschi del bar-ristorante Vita

La fotografia dei locali affollati e delle migliaia di persone radunate in pochi metri, senza mascherine indossate per coprire naso e bocca, ha indignato tutta l'Italia. L'immagine di piazzale Arnaldo gremito come non mai lo scorso venerdì sera ha fatto il giro dei social e si commenta da sola. Eppure, forse, si poteva fare qualcosa per evitare la movida 'sfrenata'. 

L'appello inascoltato degli esercenti

I gestori dei locali avevano infatti espresso le loro preoccupazioni ben prima di venerdì sera. Le avevano messe nero su bianco, in una e-mail spedita, giovedì 21 maggio, alla Prefettura di Brescia e alla Polizia locale.

"Avremmo bisogno di controlli delle forze dell'ordine per evitare assembramenti, in quanto abbiamo visto che nelle scorse serate c'è stato un grande afflusso di persone. Noi ristoratori non riusciamo a gestire al meglio la situazione, in quanto le persone non ci considerano quando gli chiediamo gentilmente di non assembrasi di fronte ai locali", si legge nella lettera.

Parole che sembrano essere cadute nel vuoto, dato quello che è accaduto solo 24 ore più tardi. 

"La responsabilità di evitare assembramenti era delle forze dell'ordine: avrebbero dovuto controllare e non l'hanno fatto - esordisce Peppe Valente, titolare del ristorante Biif -. Dalle 23 in poi non c'era nessun poliziotto e si è scatenato il delirio, tanto che poi hanno dovuto chiudere la piazza".

Per evitare una pericolosissima replica nei giorni successivi, il sindaco Emilio Del Bono ha dovuto firmare un'ordinanza di chiusura serale, rendendo così la piazza off-limits dopo le 21.30. Il coprifuoco non è stato affatto gradito dagli esercenti.

Il coprifuoco? "Una pagliacciata"

"È stata una pagliacciata - tuona Valente - e ha penalizzato soprattutto le attività di ristorazione, che non hanno certo contribuito alla creazione degli assembramenti di venerdì. Non facciamo take away e chi viene nel mio locale si siede ad un tavolo per mangiare. Abbiamo lavorato nel rispetto del Dpcm e non è certo compito nostro pensare all'ordine pubblico. Chi ci dovrebbe aiutare ci ha solo penalizzato. Quanto accaduto venerdì è la dimostrazione dell'inettitudine delle istituzioni nel far rispettare le regole ai cittadini. Mentre con noi esercenti hanno usato il pugno di ferro: sabato sera alle 21.30, cioè un'ora e mezza dopo l'apertura, un ispettore di polizia è entrato nel mio locale e mi ha obbligato alla chiusura immediata. Domenica ho battuto solo 12 scontrini: cosa racconto alle famiglie dei miei dipendenti che è da tre mesi che non prendono lo stipendio e non hanno ancora visto un euro di cassa integrazione? Li mando tutti a casa del sindaco a mangiare?".

Le possibili soluzioni

Non solo rabbia e polemiche. Dai gestori dei locali che si affacciano sul piazzale della movida cittadina arrivano anche proposte concrete per evitare i deplorevoli e pericolosi attegiamenti dello scorso venerdì. Lunedì mattina si sono infatti riuniti per varare una strategia comune.

"Una soluzione potrebbe essere quella di vietare il take away. Si consuma solo al tavolo e niente più ordinazioni al bancone - spiega Giuseppe Trebeschi, titolare di 'Vita' - . I ristoratori non hanno alcuna colpa: non possiamo certo cacciare le persone dalla piazza. Nel mio locale le regole sono state rispettate e, sabato sera, ho buttato via molte pietanze dato che prima dell'imposizione del coprifuoco avevo raccolto 100 prenotazioni."

Un'altra proposta da inoltrare al comitato, che si riunirà martedì in Prefettura, è quella di scaglionare gli ingressi. Ma non tutti gli esercenti sono d'accordo: "Non ha alcun senso, la piazza deve essere libera. Se l'accesso è limitato le persone si scoraggiano e non vengono più", è il pensiero del titolare del ristorante Biif.

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Più possibilista è invece Trebeschi: "L'accesso scaglionato può essere un'alternativa al coprifuoco, ma la gestione del meccanismo non deve essere affidata a noi esercenti, così come i costi per eventuali steward addetti al controllo degli ingressi: siamo stati chiusi tre mesi e abbiamo già subito troppe perdite."

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