Sindaca in prima linea: "Si sono ammalati anche il parroco e il medico di base"

Mariateresa Vivaldini è la sindaca di Pavone Mella, quinto comune del Bresciano maggiormente colpito dall'epidemia. In piena emergenza - perfino il parrocco e il medico di base lottano conto il Coronavirus - gli unici aiuti li ha ricevuti dalle imprese locali

Il municipio di Pavone Mella

In prima linea a fronteggiare l'epidemia. Non è retorica, ma realtà. Mariateresa Vivaldini, sindaca di Pavone Mella - uno dei comuni bresciani più colpiti dall'emergenza Coronavirus - ci concede un'intervista mentre è indaffarata a impacchettare oltre 2000 mascherine. Non arrivano dalla Regione e nemmeno dalla Protezione Civile, ma sono state donate alla comunità da un'azienda del posto, che vuole restare anonima. La ventina di volontari su cui può contare provvederà poi a consegnarle ai cittadini che ne hanno fatta esplicita richiesta, chiamando la sindaca direttamente al suo cellulare personale.

E non è certo l'unica incombenza, il paese che amministra è stato colpito duramente dall'epidemia: i numeri ufficiali parlano di 36 pavonesi positivi al Covid-19 (su un totale di poco più di 2000 abitanti) e di 13 decessi. Ma i dati forniti dall'Ufficio anagrafe sono diversi: a marzo 2020 sono morte 24 persone residenti in paese (nel mese di marzo del 2019  i decessi erano stati 5). Nella lista dei contagiati rientrano anche un medico di base e il parroco del paese, don Lorenzo Boldrini. Il sacerdote è in via di guarigione, ma è ancora ricoverato in ospedale.

"Sono tantissime le persone decedute in questo tragico mese e mi sono occupata di dare conforto alle rispettive famiglie, dato che siamo senza parroco - racconta Vivaldini -. Ho cercato di fare il possibile. Per esempio nelle ultime ore la chiesa della Madonna dello Spasimo e la parrocchiale di San Benedetto sono state illuminate con il tricolore, mentre il tenore Luca Zernini ha intonato l’Ave Maria e Dolce Sentire in prossimità della parrocchiale e della Madonna dello Spasimo. Insomma ho cercato di dare un messaggio di speranza e, al contempo, di ricordare tutte le vittime. Sto facendo di tutto per sostenere la comunità".

Nessun aiuto, per ora, è arrivato dalle istituzioni. La sindaca può fare affidamento solo sugli imprenditori locali e il sostegno degli amministratori dei Comuni limitrofi: "Il medico di base è stato contagiato perché all'inizio non avevano mascherine. Poi mi sono rivolta alle aziende del territorio: mi hanno regalato alcuni caschetti con visiere che poi sono riuscita a consegnare ai medici di base, ma anche all'ospedale di Manerbio. Perché anche lì c'è stata una notevole carenza di dispositivi di protezione".

Non solo emergenza sanitaria. Ci sono anche le famiglie in difficoltà e gli anziani soli, da continuare ad aiutare: "Grazie alla rete dei volontari stiamo continuando a fornire pasti caldi e a chi ne ha bisogno. Il bar della polisportiva ci ha donato tutto ciò aveva nella dispensa e stiamo anche gestendo le attività della Caritas. La parrocchia ha messo a disposizione un appartamento per le persone che sono state dimesse dall'ospedale e devono essere messe in isolamento: insomma facciamo ciò possiamo, potendo contare solo sulle nostre forze".

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