Venerdì, 17 Settembre 2021
Coronavirus

Coronavirus, l'allarme dei medici bresciani: "Terapie intensive piene in 2 settimane"

L'allarme dell'Ordine dei Medici: rischio saturazione terapie intensive in meno di 20 giorni. Il decalogo per affrontare l'epidemia

Foto © Bresciatoday.it

Ad oggi, 24 ottobre, in Lombardia sono 184 i ricoverati per coronavirus un terapia intensiva, su un totale di 983 posti disponibili, pari al 18,7%. “Se il tempo di raddoppio dei casi in terapia intensiva si mantenesse al ritmo della settimana dal 12 al 18 ottobre, il numero di posti letto attualmente disponibile verrebbe saturato in 20 giorni”: è questo l'allarme lanciato dall'Ordine dei Medici di Brescia sulla base di uno studio pubblicato da scienzainrete.it.

"Cosa è stato fatto per prepararsi?"

“Manifestiamo perplessità e preoccupazioni – fanno sapere i medici bresciani – sulle gestione dell'epidemia. I mesi di tregua, da maggio ad oggi, non ci hanno fatto trovare più preparati. Le risorse promesse (personale, strutture) non si sono viste se non in misura risibile. Imbarazzante l'inaugurazione del padiglione Covid alla Scala 4 del Civile: da maggio si chiedeva una soluzione, qualunque essa fosse, ad un problema prevedibile che ci coglie disarmati, appena all'inizio di un percorso quando i bisogno sono attuali e immediati”.

Il decalogo dei medici bresciani

Per affrontare al meglio l'emergenza, l'Ordine dei medici ha presentato un decalogo di richieste e proposte. Tra queste la necessità di un “piano straordinario con un organo di coordinamento vero”, modalità comunicative chiare, capillari e tempestive, la definizione delle strutture di sorveglianza (alberghi) e di degenza (strutture ospedaliere per subacuti) “sia per i pazienti Covid dimessi che non possono rientrare a domicilio, sia per i pazienti che non possono attuare un adeguato isolamento a livello domiciliare”.

E ancora: una riduzione “drastica” delle incombenze burocratiche, diffusione di linee guida e procedure operative “istituendo una task force”, l'impiego straordinario dei giovani medici, l'identificazione dei nuovi casi e il tracciamento “serio” dei contatti, test rapidi antigenici e vaccinazioni influenzali.

In ultimo, una raccomandazione che vale per tutti: “Mascherine, distanziamento fisico e igiene delle mani rimangono le nostre armi migliori e più efficaci, a cui si devono affiancare – visto l'andamento della pandemia – restrizioni volontarie indipendenti dai provvedimenti istituzionali, come la riduzione degli spostamenti e, purtroppo, delle relazioni sociali anche a livello familiare”.

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