Coronavirus, che cosa abbiamo scoperto in questi 3 mesi: il punto dell'Oms

Era il 9 gennaio quando l'Oms dichiarò che in Cina avevano individuato un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima: non sono passati neanche tre mesi. C'è molto da fare per studiare a fondo il SARS-Cov-2. Una certezza: "Più contagiosi nel periodo di insorgenza dei sintomi". E perché si valuta un uso ancora più esteso delle mascherine

Foto: Ansa/Fasani

Che cosa abbiamo scoperto in tre mesi sul nuovo coronavirus: l'Oms fa "il punto"

I numeri del contagio nel mondo mostrano che c'è ancora molto da studiare e approfondire a livello scientifico per conoscere a fondo le rotte che il coronovirus sfrutta per continuare ad alimentare la pandemia. L'attenzione è rivolta a malati sintomatici, persone nella fase pre-sintomi, portatori inconsapevoli del nuovo coronavirus. Naso e gola, superfici e oggetti contaminati sono le sue principali rampe di lancio. Per quel che riguarda il potenziale infettivo, si è più contagiosi all'inizio della malattia, e mentre al momento è stata documentata la  trasmissione in fase pre-sintomatica, non è ancora avvenuto per quella che parte da asintomatici, anche se non si esclude questa possibilità.

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) riepiloga le informazioni disponibili fino a oggi in un approfondimento pubblicato nel report quotidiano. Va ricordato come il nuovo coronavirus fosse totalmente sconosciuto al mondo scientifico fino a pochi mesi or sono. Un nuovo coronavirus è un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima. E quindi nemmeno mai studiato a fondo. Per la scienza, un gigantesco punto di domanda. Era il 9 gennaio 2020 quando l'Oms dichiarò che le autorità sanitarie cinesi avevano individuato un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell'uomo: non sono passati neanche tre mesi.

Ogni giorno, spiega l'agenzia Onu per la salute, "impariamo di più su questo nuovo virus". Il primo caso analizzato è quello del paziente sintomatico. I dati epidemiologici pubblicati e quelli degli studi virologici forniscono evidenze sul fatto che Covid-19 sia principalmente trasmessa da persone sintomatiche ad altre che sono con loro in stretto contatto, attraverso goccioline respiratorie, per contatto diretto con gli infetti o dal contatto con superfici e oggetti contaminati. Su questo ci sono esperienze e dati dettagliati. Gli studi clinici e virologici basati su campioni biologici raccolti da casi confermati hanno fornito prove del fatto che lo 'spargimento' del virus è più alto nel tratto respiratorio superiore (naso e gola) e all'inizio il decorso della malattia. Cioè, "entro i primi 3 giorni dall'esordio dei sintomi - scrive l'Oms - Dati preliminari suggeriscono che le persone potrebbero essere più contagiose nel periodo di insorgenza dei sintomi rispetto a alle fasi successive nella malattia".

Quanto dura il periodo di incubazione? Il tempo che intercorre tra l'esposizione al virus e l'insorgenza dei sintomi è in media di "5-6 giorni, tuttavia può arrivare fino a 14  giorni", scrive l'Oms. "Durante questo periodo, noto anche come 'presintomatico', alcune persone infette possono essere contagiose. Pertanto si può dire che la trasmissione da un caso pre-sintomatico può verificarsi prima dell'insorgenza dei sintomi. In un numero limitato di casi clinici e studi - informa l'Oms - è stata documentata la trasmissione pre-sintomatica attraverso il contatto. E questa dinamica è supportata anche da dati che suggeriscono che alcune persone possono essere positive al test per Covid da 1 a 3 giorni  prima che sviluppino sintomi".

Per quel che riguarda gli asintomatici, ovvero le persone infette senza sintomi evidenti della malattia, "vi sono poche segnalazioni di casi confermati in laboratorio e asintomatici e fino ad oggi - puntualizza l'Oms - non è stato riscontrato alcun caso di trasmissione asintomatica documentata. Ciò non esclude la possibilità che possa verificarsi". L'agenzia assicurerà unmonitoraggio costante su questo fronte, anche perché - conclude l'ente - ha un peso sugli sforzi di tracciamento dei contatti che si stanno affrontando in molti Paesi.

Coronavirus, perché si valuta un uso ancora più esteso delle mascherine

L'Oms potrebbe rivedere le raccomandazioni sull'uso delle mascherine alla luce dei risultati di un nuovo studio dell'Mit, secondo cui le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono 'viaggiare' nell'aria per distanze ben più ampie di quanto si pensi. Come già annunciato due giorni fa nel corso della consueta conferenza stampa di Ginevra, un gruppo di consulenti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta studiando e valutando se sia il caso di estendere l'uso di mascherine  Il gruppo guidato da David Heymann, ex direttore dell'organismo, valuterà le evidenze scientifiche sul fatto che il virus possa 'volare' nell'aria oltre a quanto si pensasse in precedenza. Un nuovo studio del Mit, negli Stati Uniti, suggerisce ad esempio che la tosse può diffondersi fino a 6 metri e lo starnuto fino a 8 metri.

Heymann ha dichiarato alla Bbc News che le nuove prove scientifiche potrebbero portare a un cambiamento nei consigli sull'uso delle mascherine fra la popolazione: "L'Oms sta riaprendo la discussione, esaminando le nuove prove per vedere se ci debba essere un cambiamento nel modo in cui consigliarne l'impiego". Attualmente le indicazioni Oms dicono che solo le persone malate e mostrano sintomi dovrebbero indossare mascherine, oltre al personale sanitario e a chi si prende cura dei pazienti.

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I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Cambridge, negli Stati Uniti, hanno utilizzato telecamere ad alta velocità e altri sensori per valutare con precisione cosa succede dopo una tosse o uno starnuto. Scoprendo che l'espirazione genera una piccola nuvola di gas in rapido movimento che può contenere goccioline di liquido di varie dimensioni, e che le goccioline più piccole possono essere trasportate su lunghe distanze. Alla luce dei risultati raccolti, la scienziata che ha guidato lo studio, Lydia Bourouiba, è convinta che in alcune situazioni, specialmente in ambienti chiusi e in stanze scarsamente ventilate, indossare mascherine ridurrebbe i rischi.
bbe interessarti: https://www.today.it/attualita/coronavirus-cosa-sappiamo-oggi.html
La nuova ricerca del Mit verrà valutata con attenzione dall'Oms. Ma ciò che occorre sempre ricordare è che le mascherine devono essere indossate correttamente, cambiate frequentemente, rimosse correttamente e smaltite in modo sicuro.

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