rotate-mobile
Coronavirus

Dobbiamo preoccuparci delle varianti 4 e 5 di Omicron? Quali sono i sintomi

Gli Usa temono 100 milioni di infezioni il prossimo autunno. Al momento non sappiamo se BA.4 e BA.5 possano provocare forme più gravi di malattia

Le sottovarianti 4 e 5 di Omicron devono davvero preoccuparci? In Sudafrica stanno prendendo piede le mutazioni BA.4 e BA.5, che secondo le prime informazioni avrebbero significative differenze nei sintomi e nell'impatto sull'organismo rispetto alle precedenti versioni conosciute. Le informazioni sui nuovi ceppi sono ancora preliminari: quello che gli scienziati hanno appurato è una contagiosità superiore, ma si teme (benché al momento se ne sappia poco) che Omicron 4 e 5 abbiano anche una maggiore capacità di eludere le difese immunitarie. I virologi monitorano la situazione. Che cosa sappiamo adesso? Ovviamente molto poco, motivo per cui se è giusto stare all'erta è altrettanto sbagliato farsi prendere dall'ansia. 

I sintomi delle nuove varianti di Omicron

In aggiunta alla tosse e alla febbre, le nuove varianti potrebbero procurare in particolare naso che cola e stanchezza. Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università Statale di Milano, nei casi di BA.4 e BA.5 le infezioni restano localizzate soprattutto nella vie respiratorie superiori, nella trachea, provocando sintomi come il naso che cola (rinorrea), ma anche vertigini e mal d'orecchio. Inoltre causano meno perdita del gusto (ageusia) e dell'olfatto (anosmia), due dei sintomi più diffusi e già provocati dalle precedenti varianti insieme alla febbre alta, la tosse e i dolori.  Al momento ciò che non sappiamo è se rispetto alla versione che conosciamo di Omicron BA.4 e BA.5 provochino forme più gravi di malattia. La speranza è ovviamente che non sia così. 

Rasi: "Il pericolo è reale"

Se fasciarsi la testa è sbagliato, meglio non prendere la questione sottogamba. Guido Rasi, ex numero uno dell'Ema ed ex consigliere del generale Francesco Paolo Figliuolo, ha detto che "il pericolo è reale. Gli studi condotti in Sudafrica - ha affermato in un'intervista a 'La Stampa' - indicano che le due sub varianti un vantaggio competitivo lo hanno, altrimenti non avrebbero preso il posto della versione originale di Omicron. E come avremmo dovuto ormai aver appreso dalle altre versioni mutate del virus, se sono più contagiose, nel giro di qualche settimana arrivano. L'estate potrebbe rallentarne la marcia, ma poi potremmo ritrovarci ad affrontare il terzo autunno problematico dell'era pandemica".

I sintomi di Omicron 4 e 5, "da quello che si è potuto vedere nei Paesi dove sono già diffuse, variano un po' rispetto a quelli della versione Omicron originale: meno colpi di tosse, ma più naso che cola; meno febbre, ma più spossatezza. E poi vertigini, dolore allo stomaco e all'addome, male all'orecchio. Questi sintomi non escludono però il rischio di polmoniti" ha messo in chiaro Rasi, "che resta elevato tra la popolazione non vaccinata".

Gli Usa temono 100 milioni di infezioni in autunno

Sul fronte Covid gli Usa temono un'ondata d'autunno spinta dalle sottovarianti di Omicron. Il monito arriva dall'amministrazione Biden, secondo cui si potrebbe arrivare ad avere 100 milioni di infezioni da Sars-CoV-2 negli States e un'ondata potenzialmente significativa di decessi il prossimo autunno-inverno. A preoccupare sono appunto le new entry della famiglia Omicron, che hanno mostrato una capacità di sfuggire all'immunità. La proiezione che porta a questi numeri è di un alto funzionario dell'amministrazione statunitense, che ne ha parlato durante un briefing.

Questa proiezione presuppone che Omicron e le sue sottovarianti continueranno a dominare nella diffusione di Covid all'interno della comunità e che non ci sarà un ceppo del virus tanto diverso a rimpiazzarle, ha affermato il funzionario, riconoscendo che il corso della pandemia potrebbe essere alterato da molti fattori. Diversi esperti hanno convenuto che un'ondata importante questo autunno e inverno è possibile, data la diminuzione dell'immunità da vaccini e infezioni, l'allentamento delle restrizioni e l'aumento di varianti in grado di sfuggire meglio alle protezioni immunitarie.

"Tra le varianti guadagna terreno BA.2"

In Italia le nuove varianti sono ancora poco diffuse. Anna Teresa Palamara, direttore Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, ha spiegato ieri che tra le sottovarianti Omicron "guadagna terreno BA.2, che è evidentemente nettamente prevalente", ma "in qualche regione cominciano ad osservare la variante BA.4. Vedremo come andrà nelle prossime settimane. Sulla piattaforma IcoGen osserviamo anche 38 possibili ricombinanti Omicron-Omicron che sono Xe, Xj, Xl: noi le monitoriamo costantemente, ma fortunatamente la comparsa di questi ricombinanti non si associa ad una diversità nella quota di trasmissione e di severità della malattia". Per fortuna però, nuove varianti o no, in Italia i casi di coronavirus "sono in lenta, ma costante diminuzione nonostante un andamento un po' altalenante".

(Fonte: Today)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Dobbiamo preoccuparci delle varianti 4 e 5 di Omicron? Quali sono i sintomi

BresciaToday è in caricamento