Coronavirus

Lavorano nella sanità ma non si vogliono vaccinare: già sospesi in 150

La decisione verrà presa per l'inosservanza all'obbligo di vaccinazione per chi lavora nella sanità

Per fortuna sono pochi, pochissimi: ad oggi sarebbero 150 i lavoratori della sanità (medici, infermieri e tecnici di radiologia) che verranno temporaneamente sospesi dalla professione perché non vaccinati contro il Covid-19 senza valido motivo. Così prevede infatti la legge che obbliga i sanitari a sottoporsi alla somministrazione, lo definisce un “requisito essenziale” non solo per proteggere sé stessi ma soprattutto per proteggere gli altri, i pazienti (spesso fragili) con cui hanno a che fare ogni giorno. Un'assunzione di responsabilità che sembrerebbe dovuta, ma che purtroppo non è così, anche se in casi limitati.

Già sospesi in 150 tra medici, tecnici e infermieri

La platea in realtà sarebbe anche più ampia: si stimano almeno 25mila lavoratori della sanità in provincia di Brescia (circa 8.500 medici, 6.000 tecnici di radiologia, oltre 9.000 infermieri: ma questi sono solo gli iscritti ai vari ordini delle principali professioni) e di questi, come detto, sono solo 150 quelli che verranno sospesi (pari allo 0,6% del totale). Nello specifico una quindicina di medici, tra i 40 e i 50 tecnici di radiologia, un centinaio di infermieri.

Ma c'è un altro dato: si segnalerebbero almeno 1.500 operatori che non hanno nemmeno iniziato il ciclo vaccinale (una o due dosi, in base alla tipologia di vaccino), dunque una percentuale più importante (il 6%). Se non dovessero regolarizzarsi nelle prossime settimane, anche per loro scatterebbe la sospensione dall'incarico, senza retribuzione, come appunto previsto dalla legge (in vigore dallo scorso aprile) sull'obbligo vaccinale per chi lavora nella sanità.

Il ricorso al Tar di un centinaio di operatori

Sul fronte dell'obbligo vaccinale, ricordiamo, un centinaio tra medici, infermieri e operatori sanitari ha presentato un ricorso al Tar, rivolto alle agenzie di tutela della salute (Ats) di Brescia, Bergamo, Val Padana e Montagna. Nell'udienza del 14 luglio scorso è emersa intanto la rinuncia alla domanda cautelare da parte degli stessi ricorrenti: in attesa della sentenza definitiva, il Tar avrebbe in parte riconosciuto la mancanza dei presupposti per l'ammissibilità del ricorso”.

“Le Ats – si legge in una nota dell'Agenzia di Brescia – proseguono pertanto nel dare esecuzione alla legge 76/2021 che individua la vaccinazione come requisito essenziale per l'esercizio della professione sanitaria. Non essendo stati sospesi i provvedimenti, le agenzie di tutela della salute adotteranno gli atti di accertamento dell'inosservanza dell'obbligo vaccinale per le finalità prescritte e imposte dalla legge”. 

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