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Dpcm, con le nuove regole quasi tutta Italia nella stretta: due regioni in rosso

Il cambio di valutazione dei parametri annunciato agli enti locali con il nuovo Dpcm e il decreto legge in arrivo entro il 15 gennaio potrebbe portare a una stretta in tutto il paese. La soglia delle terapie intensive e i posti letto occupati sotto la lente

Con le nuove regole delineate dai ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari Regionali Francesco Boccia agli enti locali durante l'illustrazione del nuovo Dpcm e del decreto legge che dovranno essere varati entro il 15 gennaio dal governo Conte gran parte dell'Italia potrebbe trovarsi in zona arancione da lunedì 18 e due regioni potrebbero finire in zona rossa. Il professor Massimo Galli torna a criticare con forza e maggiore convinzione rispetto al passato l'approccio delle zone a colori: "Il sistema policromatico utilizzato fino adesso ha funzionato in maniera molto limitata". La zona bianca per alcune regioni nel frattempo sembra essere uno scenario lontano.

Con le nuove regole quasi tutta Italia in zona arancione e due regioni in zona rossa

Secondo quanto è trapelato dopo la riunione tra governo e regioni infatti l'ipotesi ora sul tavolo è di abbassare la soglia critica del tasso di occupazione delle terapie intensive e dei posti letto in area medica, fissata ora al 30% e al 40%. Sotto quella soglia si entrerebbe in automatico in zona arancione o rossa. E in base all'ultimo monitoraggio, 13 sono le regioni e le province autonome a rischio: Sette (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Veneto, Bolzano e Trento) per tutte e due le voci, sei (Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria, Puglia e Valle d'Aosta) per una sola.

Il verbale della Cabina di Regia che si è svolta l'8 gennaio scorso infatti spiega che 12 Regioni/PPAA (Emilia-Romagna, FVG, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, PA Bolzano/Bozen, PA Trento, Puglia, Umbria, Veneto) sono classificate a rischio alto questa settimana (vs nessuna la settimana precedente) e poi si puntualizza: "Di queste si segnala un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo due in Emilia-Romagna e in Lombardia. Si conferma nella Regione Veneto la persistenza di una incidenza particolarmente elevata (927,36 per 100.000 abitanti negli ultimi 14 gg)". E ancora: "Otto Regioni si collocano a rischio moderato (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia, V.d'Aosta/V.d'Aoste). In due Regioni (Calabria e Molise) si configura un rischio moderato con alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane. Si segnala, inoltre, un Rt puntuale compatibile con uno scenario tipo due nella Regione Calabria". Solo una regione (Toscana) è al momento classificata a rischio basso con un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo uno.

E quindi, scrive oggi Il Sole 24 Ore, con le nuove regole più stringenti più di mezza Italia si troverebbe in zona arancione e due regioni, ovvero Lombardia e Calabria, sarebbero invece in zona rossa. Come del resto ha pronosticato ieri il governatore Attilio Fontana. Mentre il Mattino pronostica il passaggio in zona arancione anche per la Campania, visto che l'indice di contagio è in (leggero) aumento ieri. Ma, come sappiamo, i dati su cui si basa il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero per fornire alla Cabina di Regia Benessere Italia la base per le decisioni sulle zone si riferiscono alla settimana precedente. Mentre è vero che Vincenzo De Luca ieri durante la riunione con il governo, insieme ai governatori di Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, ha proposto la zona arancione in tutta Italia. 

E come mai la curva dei contagi sta tornando a salire? Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore di igiene dell’Università degli Studi di Milano, spiega che "la ragione va ricercata nei comportamenti irresponsabili del periodo natalizio. C’è stato un abbassamento del livello di attenzione. Le indicazioni del governo erano necessarie, ma qualcuno non le ha rispettate e si sono creati dei focolai. E così alla fine tutte le misure non hanno funzionato abbastanza". E questo perché c'è stato "troppo lassismo. Una quota parte di casi che vediamo adesso è legata a persone che si sono spostate e si sono ritrovate insieme. Non che siano untori principali e unici, però hanno senz’altro contribuito all’aumento dei contagi. Purtroppo, non c’è un manuale scientifico che ci indichi le misure corrette per combattere questa pandemia, si lavora a tentativi, mentre questo virus continua a creare problemi e ci sfugge. Per certi versi e di fatto, siamo in difficoltà nel trovare la soluzione giusta. Di certo, sappiamo che dobbiamo stare attenti perché quellache stiamo osservando ora non è un’ondata. Sono piuttosto i prodromi di una possibile nuova ondata che è stata in un certo senso messa in atto dai comportamenti irresponsabili ed eccessivi che abbiamo osservato durante le feste". 

Il nuovo Dpcm e le 13 Regioni a rischio zona rossa o arancione

Il contagio di Natale e i ristori in arrivo

Intanto, di fronte al nuovo slittamento della riapertura degli impianti sciistici che si va delineando con il nuovo Dpcm su cui il governo sta lavorando, è "assolutamente necessaria un'incisiva azione del Governo tesa a garantire immediati ed adeguati ristori economici per le attività e le categorie interessate, soprattutto in considerazione della stagionalità di dette attività, che in alcuni casi potrebbero anche compromettere interamente la stagione", scrive il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, in una lettera indirizzata ai ministri Roberto Speranza, Francesco Boccia e Roberto Gualtieri. Dopo la riunione di oggi con il governo, prosegue la lettera, "si ritiene, pertanto, necessaria una riflessione complessiva sulle misure e sulle limitazioni alle attività previste per le diverse aree del territorio nazionale, tenendo conto di questo specifico settore già gravemente compromesso". 

E Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, in un'intervista al 'Corriere della Sera' riflette sulle strategie necessarie a ottimizzare la campagna di profilassi anti-Covid: produrre vaccini in Italia, consiglia l'esperto, e iniziare a somministrare una dose a più persone, rinviando la seconda iniezione a 120 giorni dopo la prima. La premessa di Remuzzi è che, "anche quando funzionano, i lockdown mascherati e le zone di diverso colore sono pur sempre l'ammissione di un fallimento nella lotta al virus. Il vaccino invece è la soluzione. Insieme all'immunità naturale, ma quella nessuno può dire quando arriverà". Ecco perché "non bisogna perdere un minuto - esorta il medico - Stiamo vaccinando 400mila persone alla settimana. Immaginiamo pure di arrivare a 700mila. Non basta. Se in Italia le cose dovessero andare come stanno andando in Inghilterra o in Germania" in termini di numero di contagi, "rischiamo i mille morti al giorno. L'obiettivo di arrivare a 50 milioni di persone vaccinate entro la fine di marzo è utopico. Ma abbiamo il dovere di credere che sia possibile. E poi serve una strategia a medio termine. Altrimenti il tema dei vaccini ce lo porteremo dietro per anni". 

Regioni in zona rossa, arancione, gialla. Galli: "I colori non funzionano"

"I dati indicano che siamo non dico daccapo, ma in una situazione non tranquilla, con la possibilità di ritrovarci settimana prossima di nuovo con gli ospedali in forte difficoltà. Non c'è certezza, ma per come si configura, la situazione ci dà elevate possibilità di essere messi male a breve". Analizza così l'andamento dell'epidemia di Covid-19 in Italia Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco e dell'università degli Studi di Milano, intervenuto ad 'Agorà' su Rai3. Secondo l'esperto, anche per 'mettere al sicuro' la campagna vaccinale servono nuove restrizioni, perché "è chiaro che il sistema policromatico utilizzato fino adesso ha funzionato in maniera molto limitata", anzi "mi sentirei di dire non ha funzionato - sostiene - se è vero come è vero che quelle peggio messe sono attualmente le Regioni che sono sempre state più o meno gialle".

La ormai celebre "zona bianca", una misura "per dare un segnale che il Paese sta facendo un lavoro che gli consentirà di entrare in una fase diversa in un tempo medio", è parecchio lontana. Non a caso già oggi se ne parla molto meno rispetto a ieri. Zona bianca significherebbe la riapertura di tutte le attività nella Regione, compresi i musei, i teatri, i cinema e le palestre. Un ritorno alla quasi-normalità per quei territori che presenterebbero un Rt inferiore allo 0,5. Con i numeri del contagio in risalita, lo scenario è lontano e improbabile in queste settimane invernali in cui la terza ondata è un timore reale.

Fonte: Today.it

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