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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Coronavirus Trenzano

No-vax scatenati, vandalismi e minacce: tra loro una casalinga bresciana

Sono più di 30 le persone indagate in tutta Italia

Fino a qualche tempo fa quel "marchio" fastidioso appariva spesso anche tra i commenti delle notizie sulla pandemia pubblicate sui social: gli “adepti” erano chiamati, ogni volta, a scatenare un vero e proprio “shitstorm” per denigrare la tal testata o la tal istituzione. Ma la loro “aggressione” virtuale, di fatto, non faceva altro che amplificare la risonanza della notizia stessa, nonché il ranking della pagina. E' solo una delle tante “strategie” messe in campo dai “guerrieri” del movimento no-vax bruscamente interrotto dalle indagini della Polizia di Stato.

In diverse regioni e province italiane sono state perquisite e indagate più di trenta persone, ora accusate a vario titolo di costituzione e partecipazione ad associazione segreta, istigazione all'interruzione di pubblico servizio, associazione per delinquere finalizzata a danneggiamenti.

La casalinga bresciana

Ai vertici dell'organizzazione ci sarebbe anche una casalinga bresciana, una donna di 60 anni di Trenzano, incensurata, che a quanto pare fungeva da “tutor” per addestrare i nuovi “guerrieri” (che simbolicamente nelle chat perdevano il loro nome, e venivano chiamati solo per “numero”) ma che risulterebbe coinvolta anche nella serie di imbrattamenti e danneggiamenti avvenuti in Toscana, riconducibili in particolare a un giovane originario della provincia di Pisa, già responsabile nell'agosto scorso delle scritte contro il centro vaccinale di Firenze allestito al Nelson Mandela Forum.

Le indagini della Polizia

Le indagini, sviluppatesi in due tronconi ed eseguite da una parte dal compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni della Liguria, e dall'altra dalla Digos della Questura di Firenze, coordinata dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, hanno permesso di individuare un gruppo consistente, formato da quasi 20mila persone, attivo su alcune delle principali piattaforme social, attraverso numerose pagine, gruppi, canali e chat (oltre 50). Tra gli indagati ci sono dunque persone riconducibili al movimento “V_V”, il cui simbolo (formato da una doppia V racchiusa da un cerchio, di colore rosso) sarebbe stato probabilmente ispirato dal film “V for Vendetta” (da cui avrebbero preso in “prestito” anche la celebre maschera).

La propaganda e i “guerrieri”

La propaganda tesa ad avvicinare proseliti avveniva su Facebook: il reclutamento degli affiliati, che prendevano il nome di “Guerrieri ViVi” e ai quali veniva assegnato un numero di matricola, avveniva invece su canali Telegram pubblici, mentre il coordinamento delle azioni si svolgeva attraverso canali Telegram privati. Una volta entrati nelle chat, gli aspiranti guerrieri dovevano ascoltare una serie di audio, registrati da una voce contraffatta, nei quali si parlava dell'instaurazione di un nuovo ordine mondiale, governato da intelligenze artificiali, e si ipotizzavano parallelismi tra il regime nazista e l'attuale situazione di emergenza.

Finito il percorso di formazione, l'aspirante guerriero doveva superare un esame e veniva guidato da un tutor per la realizzazione delle prime operazioni. Gli appartenenti all'associazione sarebbero stati indotti a compiere azioni di vandalismo ai danni di centri vaccinali, a intralciare e sabotare la campagna di vaccinazione e a pubblicare, in maniera coordinata e a orari prestabiliti (tramite account falsi) post denigratori che prendevano di mira politici, infettivologi e giornalisti.

Le indicazioni per eludere le indagini

Anche la casalinga bresciana ora indagata faceva parte di quel gruppetto che, utilizzando pagine a manifestando appartenenza a gruppi organizzati, aveva creato un sistema compartimentato, attivo soprattutto su Telegram, formato da cerchi concentrici con crescenti livelli di sicurezza e divisione di ruoli, il tutto finalizzato a far sfociare il dissenso verso l'attuale piano di contenimento della pandemia in forme variabili di azioni delittuose da attuare sul territorio nazionale (da qui l'accusa di associazione per delinquere).

Venivano fornite anche indicazioni su come eludere le indagini: “Muoversi sempre nei punti ciechi – scrivevano gli indagati – l'importante è trovare una zona sicura senza telecamere: il problema delle telecamere non è tanto che ti riprendono in un determinato momento, ma che ti possono seguire se passano da un punto all'altro. Quindi l'unica cosa che è veramente importante è avere un punto isola”. E ancora: “Compio la mia azione con berretto, occhiali da sole, mascherina, vestito di nero: trovo zona lontana dalle telecamere dove levo berretto, occhiali e mascherina”.  

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