Coronavirus, l'epidemiologo: "Il numero dei morti sarà l'ultimo ad abbassarsi"

Stando all’ultimo bollettino diramato dalla protezione civile, nelle ultime 24 si sono registrati 262 decessi, 111 solo in Lombardia. La risalita del numero delle vittime, secondo l'epidemiologo Vittorio Demicheli "non è allarmante"

Ospedale di Gavardo - Foto di Maurizio Poinelli

I numeri, soprattutto quelli lombardi, tornano a fare paura: 522 nuovi casi tra mercoledì e giovedì, pari al 52,62% dei nuovi casi di Coronavirus registrati in Italia (992). Tornano a salire anche i decessi: nelle ultime 24 ore sono stati ben 262, 111 dei quali avvenuti nella nostra Regione (5 nel Bresciano). Il numero delle croci è quasi il doppio rispetto alla media degli ultimi giorni. 

Ma, secondo l'epidemiologo Vittorio Demicheli, questi numeri non devono spaventare. "Nessun allarme, lo diciamo da settimane, anche ora che la situazione sta rientrando verso la normalità: il dato dei decessi sarà l'ultimo ad abbassarsi definitivamente". In un’intervista al al Corriere della Sera, l’esperto spiega che anche se "è il dato più triste da comunicare, è anche l'ultimo degli indicatori che ci preoccupano in questo momento: i morti di ieri sono persone che hanno contratto l'infezione un mese fa. Sono lunghe storie cliniche, non riguardano il presente, mentre adesso l'attenzione è focalizzata su eventuali riprese del contagio."

Gli indicatori da monitorare

Gli elementi che aiutano a capire l'andamento dell’epidemia non sarebbero solo quelli a cui ormai ci siamo abituati, cioè i bollettini quotidiani delle Ats, della Regione e della protezione civile.  "Prioritario è preparare il sistema a un'eventuale seconda ondata - dice Demicheli,  direttore sanitario dell'Ats Milano -. Per questo ci sono tre elementi che più di tutti dobbiamo tenere sotto controllo: intanto le chiamate al 118. Poi il flusso nei pronti soccorsi. Quindi i contagi di giornata. La situazione è piuttosto tranquillizzante. La curva di richiesta di interventi in questo senso è piatta. Anche se resta leggermente più alta dei tempi pre-epidemia".

Dalla prossima settimana si vedranno gli effetti della riapertura

Per Demicheli, bisogna "evitare, come è successo nei tempi più critici, che la gente arrivi in ospedale in condizioni disperate: durante la fase di picco il 118 poteva gestire solo i casi più gravi". "Penso che il virus - dice ancora - anche se in maniera ridotta sia ancora tra la popolazione. Ma più i giorni passano più possiamo sperare che il serbatoio sia sempre più piccolo per consentire una ripresa".
Secondo l’epidemiologo si tratta comunque di numeri che non fotografano la situazione post lockdown: “Per vedere gli effetti della riapertura successiva al 4 maggio dovremo aspettare la  prossima settimana".

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Dello stesso avviso Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università di Milano, che mette l’accento sui numeri positivi che arrivano dalle terapie intensive: è proprio il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva l'indicatore da tenere d'occhio. A differenza del numero dei nuovi casi accertati, quello dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non è legato ai tamponi effettuati e alle strategie di testing regionali. Ed è per questo che, secondo la maggior parte degli esperti, il vero campanello d’allarme nei prossimi mesi sarò l’eventuale aumento dei ricoveri in terapia intensiva. E proprio a partire da questo dato che le autorità prenderanno  le decisioni relative a possibili nuove limitazioni.
 

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