"Morti per il Covid, vogliamo giustizia": presentate le prime 50 denunce

Ci sono anche 7 famiglie bresciane tra le 50 che hanno presentato le prime denunce in Procura a Bergamo: fanno parte del comitato che chiede “Verità e giustizia per le vittime del Covid”

Le famiglie fuori dalla Procura

“Domani i tuoi piccolini metteranno il primo mattoncino sulla giustizia che meriti. La meriti per l'uomo che sei stato, per l'immensa persona che eri e per il modo terribile in cui ci hai lasciato. Non so se riusciremo a farti giustizia, ma ci proveremo fino alla fine”. E' la storia di Diego e Pietro Federici, i due fratelli che mercoledì erano in Procura a Bergamo insieme ad altre 50 persone per depositare le prime denunce presentate dal comitato “Noi denunceremo. Verità e giustizia per le vittime del Covid-19”.

Una delle tante storie, come quella di Luca Fusco, presidente e fondatore del comitato: “Vogliamo la verità su quello che è accaduto in Lombardia per poter identificare i responsabili e avere giustizia”. Le prime denunce sono state già depositate, ma ce ne sono altre 150 “da elaborare e che saranno presentate al più presto”, riferisce Fusco a Today.it.

Zona rossa mancata: convocati premier e ministri

“Non puntiamo il dito contro nessuno, raccontiamo ciò che è successo, Poi sarà la Procura, con tranquillità e serenità, a individuare le ipotesi di reato”. Il giorno delle denunce è anche il giorno in cui la stessa Procura, che indaga sulla mancata zona rossa di Alzano, Nembro e Orzinuovi, ha chiamato a testimoniare – quali persone informate dei fatti – anche il premier Giuseppe Conte e i ministri Luciana Lamorgese e Roberto Speranza (dopo aver già sentito Attilio Fontana e Giulio Gallera).

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Fuori dal tribunale anche 7 famiglie bresciane

Intanto fuori dal tribunale ci sono anche diverse famiglie bresciane: per il momento sono sette, ma altre ne arriveranno. Figli e parenti delle vittime del Covid, che si sono trovati ad affrontare una tragedia così grande, che ha segnato per la sempre la storia d'Italia e del mondo. “Non ha funzionato niente – dicono ancora i fratelli Federici – ma ora vogliamo giustizia e fare in modo che certe cose non accadano più”.

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