Coronavirus Montichiari

Un cuoco e un cameriere, due fantocci impiccati in piazza: la protesta di un barista

Giorgio Girelli, titolare del bar-gelateria Giada’s di Montichiari, non ha aderito all’iniziativa #ioapro, ma ha comunque voluto dare un segnale forte. “Non voglio offendere nessuno, ma siamo schiacciati da spese fisse troppo alte e da una burocrazia troppo lenta”

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Due fantocci di camerieri e baristi impiccati al gazebo esterno del bar. Tra le mani un cartello eloquente: “Senza aiuti questa è la nostra fine”. Una forma di protesta che non è passata inosservata, quella orchestrata nella giornata di venerdì da Giorgio Girelli, titolare del bar-gelateria Giada’s di Montichiari, e da altri esercenti di piazza Santa Maria Assunta. 

Nessuna apertura straordinaria, o violazione del Dpcm, ma  comunque un modo alquanto efficace di mostrare le profonde difficoltà economiche che sta attraversando l’intero settore della ristorazione: “Non voglio passare per un fuorilegge e nemmeno essere etichettato come un untore, quindi non ho aderito all’iniziativa #ioapro - ci spiega -. Ho pensato molto prima di espormi e non voglio offendere nessuno: né chi lotta contro il Covid, né chi ha perso i propri cari, ma allo stesso tempo volevo lanciare un segnale forte. Siamo schiacciati da spese fisse troppo alte e da una burocrazia troppo lenta”.

“Sono preoccupato e dispiaciuto per la crisi sanitaria - continua il barista -  ma mi sento come uno fantoccio nelle mani di un governo di inetti e di una politica egoista. Non si può andare avanti così e siamo stanchi delle continue variazioni: prima apri, poi chiudi, poi riapri. A dicembre ci hanno fatto aprire, ma è durato una settimana: ho comprato molta merce che poi ho dovuto buttare via. Chiediamo solo di poter lavorare, rispettando le norme anti-contagio come quest’estate.”

Giorgio ha rilevato il locale due anni fa: un investimento non indifferente, per quello che è il progetto di vita suo e della moglie. Pochi gli aiuti avuti dalla Stato, denuncia: “Ad oggi non ho ricevuto nessun ristoro. Da maggio ho preso, solo 2 volte, un contributo da 600 euro, oltre allo sconto sull’affitto dei mesi di marzo, aprile e maggio. Per ora tiro avanti e tengo botta: lo faccio per la mia famiglia, ma anche per i miei dipendenti che solo a dicembre hanno ricevuto la cassa integrazione di maggio. Gli sforzi che facciamo io mia moglie sono anche per loro: per essere pronti a ripartire quando sarà possibile.”

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