Fase 2: durissimo attacco dei vescovi contro il «no» alle messe dopo il 4 maggio

La Cei: "I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto"

Foto d'archivio

Dura presa di posizione della Cei contro la decisione del governo Conte di non consentire le messe a partire dal 4 maggio. Sarà infatti possibile tornare a celebrare i funerali, ma soltanto alla presenza dei familiari più stretti (non più di 15 persone), mentre per le celebrazioni in chiesa bisognerà ancora attendere. Lo aveva annunciato Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo l'incontro della cabina di regia in cui il premier - insieme al ministro della Salute Roberto Speranza e a quello degli Affari regionali Francesco Boccia - aveva illustrato ai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali le principali novità della fase 2 per il contenimento dell'epidemia di coronavirus inserite nel nuovo Dpcm.

I Vescovi alzano però la voce contro la mancata apertura. Scrive la Cei in una nota: "I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale".

Da tempo sta continuando un’interlocuzione tra la Segreteria Generale della Cei, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio, nella quale la Chiesa ha accettato, "con sofferenza e senso di responsabilità", le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria". Ma ora la Cei non è più disposta a tenere bassi i toni: "Nell'interlocuzione col Governo più volte si è sottolineato in maniera esplicita che - nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia - la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale. Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo - si legge nella nota dei vescovi italiani -. Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità - dare indicazioni precise di carattere sanitario - e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia".

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La Presidenza del Consiglio prende atto della comunicazione della Cei e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal presidente Conte. Nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta, quanto prima ma in massima sicurezza, la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche.

Fonte: Today.it

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