Covid-19, cure precoci e unità speciali: i medici scrivono a Regione e Governo

"Occorre mappare gli asintomatici per evitare ondate di ritorno di contagi e nuovi focolai al termine del lockdown". Lo scrivono in una lettera aperta circa 100 mila medici riuniti da fine febbraio "in trincea" nella lotta contro il coronavirus

Coronavirus, trattamento precoce e unità speciali: la lettera dei medici al Governo
"Confidiamo che il trattamento precoce, durante la prima fase della malattia, possa fermare il decorso dell'infezione verso la malattia conclamata che porta ad ospedalizzazione e decesso. Ciò avrebbe molteplici vantaggi, tra cui quello di evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere". È uno dei passaggi chiave della lettera inviata al ministro della Salute Roberto Speranza e ai presidenti delle Regioni da circa 100 mila medici di tutte le specialità, e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri sparsi in tutta Italia, che hanno costituito un gruppo social e avanzato le loro proposte "per non vanificare l'abnegazione del personale sanitario".

Il gruppo era nato a fine febbraio 2020 per favorire il confronto di esperienze dirette ed evidenze scientifiche tra i medici "in trincea" nella lotta contro il coronavirus. "Siamo arrivati alla conclusione che i pazienti vadano trattati al più presto possibile sul territorio", dicono i medici.

Coronavirus, le tre fasi della malattia: così i medici tentano di fermare la "tempesta"

"La maggior parte dei pazienti ha sintomi pressoché aspecifici e di lieve o moderata intensità che possono durare diversi giorni fino a diverse settimane, in cui il paziente viene lasciato nel proprio domicilio senza nessuna cura o con cure sintomatiche e limitate". Inoltre, "circa il 15% di questi pazienti progredisce in tempi rapidi verso polmonite interstiziale bilaterale severa e circa il 5% verso una Acute Respiratory Distress Syndrome, shock settico ed insufficienza multiorgano associati in maniera significativa a decesso".

Per questo i medici oltre a chiedere dispositivi di protezione e tamponi per tutto il personale sanitario, avanzano alcune proposte concrete al ministro della Salute:

  • il Rafforzamento della medicina territoriale, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità di attivare squadre speciali;
  • l'attivazione delle Unità Speciali Di Continuità Assistenziale che - spiegano i medici - nonostante sia passato un mese dal decreto soprattutto al Sud, non sono ancora partite;

I medici chiedono anche una riduzione della burocrazia nella prescrizione di farmaci ed esami tra cui elencano oltre ai tamponi anche radiografie, tomografie e ecografie. "Il riconoscimento dei primi sintomi - scrivono i medici - anche in presenza di tampone faringeo negativo (tampone che avrebbe una sensibilità intorno al 70%) è di pura pertinenza clinica, e pertanto chiediamo di poter mettere a frutto le nostre esperienze cliniche senza ostacoli".

I medici, riprendendo la tesi di una probabile seconda ondata dell'epidemia già paventata dall'Oms, pongono particolare attenzione al ruolo della sorveglianza attiva di quanti ancora non stati valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi.

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"La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici, e di tutti i familiari dei casi conclamati è indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno di contagi e riaccensione di nuovi focolai al termine del distanziamento sociale".

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