Coronavirus: medici di famiglia e task force per visitare a domicilio i sospetti malati

Si stimano 20 mila casi sospetti in tutta la Lombardia. Il nodo dei tamponi

Foto d'archivio

Cambia la politica della Lombardia in merito a tutti coloro che sono a casa, con alcuni sintomi, ma non hanno (ancora) fatto un tampone per il Covid-19. Come già anticipato da qualche giorno, i medici di famiglia effettueranno un monitoraggio telefonico a tutti i loro pazienti in modo da avere una situazione chiara. L'obiettivo è intercettare il più possibile i positivi, almeno quelli con sintomi lievi, perché ultimamente è stato fatto notare che il rischio è che infettino i loro familiari stando a contatto con loro.

Tanto è vero che si parla anche di come "isolare" i sospetti positivi nel caso convivano con altre persone e, in generale, si consiglia ora il "distanziamento sociale" anche all'interno del nucleo familiare, se ci sono casi di sintomatologia simile all'influenza. Si stima che vi siano, in Lombardia, qualcosa come 20 mila persone che potrebbero avere contratto il Coronavirus.

La mappatura di questi casi consiste non solo nelle telefonate, come si era detto nei giorni scorsi, ma in alcuni casi anche nella visita domiciliare con termometro e saturimetro, che serve a misurare la saturazione dell'ossigeno nel sangue: se è troppo bassa, potrebbe (sottolineiamo il condizionale) essere indice di sospetto Covid-19.

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Ad affiancare i medici di famiglia, che si occuperanno soprattutto della ricognizione telefonica, una task force di "guardia medica", attiva dalle 8 alle 20, dedicata soprattutto alle visite domiciliari. L'altro fronte è la capacità di effettuare tamponi. I 22 laboratori attivi, di cui molti in Lombardia, possono processarne un tot al giorno, non di più, anche perché servono parecchie ore per avere il risultato. Si punta ad aumentare il numero dei laboratori autorizzati.

Fonte: Milanotoday.it

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