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Tra commercianti e neofascisti spuntano i no mask: "Non c'è nessuna pandemia"

La sindrome da negazione, dove niente è più vero (neanche quello che vedo): fenomenologia dei no mask (e non solo) della piazza di Brescia

Centinaia di persone lunedì sera sono arrivate in Piazza Vittoria a Brescia, forse quasi un migliaio da tutta la provincia: ufficialmente non c'era nessuna organizzazione politica alle spalle, ma i più attenti avranno subito riconosciuto il marchio di fabbrica dei gruppi extraparlamentari dell'estrema destra, e ci riferiamo al font inequivocabile di gran parte degli striscioni (tra questi anche “Il coprifuoco è una ca... pazzesca”, citazione fantozziana: quasi blasfema, pensando al ragionier Fantozzi, il mite e l'indifeso/offeso per eccellenza).

Una piazza dalle diverse identità

Di tutto un po': c'erano commercianti e ristoratori contro le restrizioni del Dpcm, vecchio e nuovo, cittadini curiosi e arrabbiati, negazionisti della prima ora e pure qualche no mask, senza mascherina perché “tanto è tutto un bluff”, tanti ultras bresciani – momento topico: il canto di “Madonnina dai riccioli d'oro” come allo stadio – tra cui il 51enne che è rimasto gravemente ferito, e rischia di perdere un arto a causa di una bomba carta che gli è letteralmente scoppiata tra le mani.

Bomba carta e disturbatori

Nel mezzo anche una rissa, che ha coinvolto una decina di persone (forse) di opinioni diverse, e alcuni “disturbatori” che non mancano mai, e che avrebbero appunto lanciato la bomba carta poi esplosa. Per la Questura di Brescia la vicenda è chiara: “Una quindicina di giovani estranei all'organizzazione e a ogni movimento politico, probabilmente stranieri – si legge in una nota – sono stati ripresi dai manifestanti per aver acceso dei fumogeni. Da lì è nato un parapiglia, e proprio in quei momenti concitati un manifestante è rimasto ferito da un petardo, avendo tentato di raccogliere l'artificio da terra. L'uomo, soccorso da un operatore della Polizia di Stato, è stato trasportato al Civile dove martedì mattina ha subito un intervento chirurgico alla mano”.

Pensieri contrastanti nella stessa piazza

A margine delle indagini (in corso) della Digos, restano i pensieri di una piazza arzigogolata e per questo un po' confusa. Difficile, infatti, combinare i pareri di chi ha perso amici o parenti per il Covid ma è sceso comunque in strada a protestare “perché abbiamo bisogno di lavorare, e abbiamo adeguato i locali nel rispetto delle norme: non potete farci chiudere alle 18”, e di chi invece la mascherina non se la mette, neanche davanti ai nonni perché “il virus non esiste, è una dittatura sanitaria, ci tolgono la libertà” (quando l'unica libertà che in questo caso si reclama è la libertà di fregarsene degli altri).

La negazione si fa doppia

Passa qualche ora, e nel cuore della notte tra i commenti del post manifestazione – raccolti su Facebook – torna in forza la negazione, con un'inedita doppietta: “Non c'è nessuna pandemia”, negazionismo globale; “Non c'è stata nessuna bomba carta e nessun ferito”, negazionismo locale. In entrambi i casi, da manuale, si vuole negare l'evidenza, che sia empirica o scientifica: in piazza una mano sanguinante, negli ospedali lombardi 2.140 ricoverati in più in una settimana.

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