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Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana

Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana

Fontana: "Chiedo che la Lombardia sia zona arancione dal 27 novembre"

Lo ha ribadito più volte il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana in televisione

È un Attilio Fontana davvero ottimista, nonostante i 1.068 morti lombardi nell'ultima settimana, quello che parla ai microfoni di Sky TG24: "Tecnicamente da venerdì i parametri della Regione Lombardia ci dicono che siamo già entrati in zona arancione. Il Dpcm Però ci impone che questi parametri vengano mantenuti o addirittura migliorati per due settimane. Quindi il 27 novembre scadono queste due settimane e, se le cose andranno nel verso giusto, potremo chiedere di essere trasferiti in zona arancione"

"Se le condizioni saranno positive - ha spiegato - dopo aver fatto un’attenta analisi con i nostri tecnici e con quelli del ministero, nell’ambito di un’assoluta sicurezza chiederemo di essere ammessi alla zona arancione. Se la situazione dovesse mantenersi come quella odierna, se da parte dei cittadini ci fosse un rispetto delle regole date, tenendo conto che ad oggi questo miglioramento è dato solo dall’ordinanza del 22 ottobre scorso - il coprifuoco - emessa dalla Regione Lombardia, credo che il passaggio in zona arancione potrebbe essere tranquillizzante".

Due considerazioni sono da fare. Primo, che la Lombardia sta ancora viaggiando a una media di 152 morti e 8.291 contagi al giorno nell'ultima settimana (il suo smaccato ottimismo pare del tutto fuori luogo, anche per il rispetto delle vittime). Secondo, quando parla del solo miglioramento dato dell'ordinanza regionale del 22 ottobre (quella sul coprifuoco dalle 23 alle 5, ma con bar e ristoranti aperti), dice un'assoluta falsità, visto che la curva dei contagi è continuata a salire in Lombardia fino al giorno seguente alla zona rossa decisa dal Dpcm, raggiungendo il suo picco il 7 novembre con 11.489 contagi in 24 ore; solo da allora è cominciata a scendere, seppur molto lentamente e con un trend ancora da verificare.

Più sensato sarebbe chiedere il passaggio in zona arancione delle province della Lombardia orientale, tra cui c'è anche Brescia: allora sì che la richiesta sarebbe realistica, dati alla mano. Se Fontana si ostina a chiederlo per l'intera regione, c'è il rischio che la nostra provincia resti in zona rossa a causa di quanto sta accadendo a Milano, Monza, Como e Varese.

Fontana: si sta riducendo anche il numero di chiamate al 118

"Di dati rassicuranti - ha aggiunto - ce ne sono più di uno, credo che i due dati più importanti siano quello dell’Rt, che si sta gradualmente abbassando, e l’indice della pressione sui pronto soccorso che si sta riducendo. Anche il numero delle chiamate al 118 per questioni respiratorie si sta riducendo. Credo che il plateau sia stato raggiunto, adesso aspettiamo che inizi la discesa".

In mattinata, Fontana aveva espresso più o meno lo stesso concetto sempre in tv, a 'Mattino 5'. "Abbiamo avuto una salita costante e anche molto violenta dei ricoveri in ospedale e nelle terapia intensive, adesso siamo in una fase in cui c'è un aumento, ma molto più ridotto, che si sta avvicinando alla riduzione. Fra qualche giorno inizieremo a vedere anche i dati del lockdown nazionale".

Il Natale? Fontana spera di viverlo con una certa libertà

"Noi - aveva spiegato il governatore - abbiamo già iniziato una fase di leggero, ma significativo, miglioramento della situazione. Il nostro Rt è sceso in maniera sostanziale, in base ai numeri noi rientreremmo oggi in una zona arancione. In base al Dpcm, anche per cautela, fino al 27 novembre resteremo zona rossa però sapendo che i sacrifici dei cittadini sono serviti. All’inizio è meglio un po’ di cautela per non dover poi vedere una ripartenza del virus. Meglio insomma una cautela iniziale e mettersi in sicurezza".

"Più le misure sono rigorose e più si raggiungono risultati. Anche perché - la speranza di Fontana - dobbiamo fare il Natale con una certa libertà".

Cosa si può fare (e cosa no) in una zona arancione

Il ministro della Salute Roberto Speranza si assume la responsabilità di firmare le ordinanze che fanno diventare i territori nelle tre zone: rossa, arancione, gialla. Lo potrà fare "dopo aver sentito i presidenti delle Regioni interessate", secondo una formula che dice tutto e niente. Nelle regioni "caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e da un livello di rischio alto", oltre alle misure previste per le zone gialle si applicano anche restrizioni aggiuntive. Anche in questo caso l’ordinanza ha validità quindici giorni.

Ma cosa si può fare (e cosa no) in una zona arancione secondo il nuovo Dpcm? In sintesi:

  • Le verifiche - "Il ministro della Salute con frequenza almeno settimanale verifica il permanere della situazione e provvede con ordinanza per un periodo minimo di 15 giorni" d’intesa con il presidente della Regione e dunque condividendo la decisione.
  • L'autocertificazione - "È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori salvo che per gli spostamenti motivati". Si potrà entrare e uscire solo per comprovate esigenze e dunque per motivi di lavoro, di salute e di urgenza sempre giustificati con il modulo dell’autocertificazione. Sono però consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza. È sempre "consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".
  • Gli spostamenti - "È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione", a meno che non ci siano le comprovate esigenze e anche in questo caso è necessaria l’autocertificazione per dimostrare i motivi.
  • Bar e ristoranti - Sono chiusi bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ad esclusione delle mense e del catering. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio e fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.
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