Coronavirus: "In Lombardia magheggi sui numeri", il Pirellone nega e denuncia

Il presidente di Gimbe, fondazione scientifica, ha attaccato duramente il Pirellone, che ha deciso di procedere per vie legali. Mentre il report indipendente della Fondazione mostra numeri che indurrebbero a non riaprire i confini regionali il 3 giugno, il presidente Fontana assicura: "La Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento"

Accuse pesanti, ma basate sui numeri. Non certo quelli dei bollettini 'ufficiali' che abbiamo imparato a conoscere e che spesso non sono concordi tra loro - la discrepanza tra i numeri riscontrati dalle Ats e quelli forniti dal Pirellone è ormai un fatto acclarato - ma su analisi indipendenti.

La Lombardia "aggiusta" i numeri per paura di essere "fermata" in questa fase 2 dell'emergenza Coronavirus? "La risposta è affermativa, anche perché si sono verificate troppe stranezze". A dirlo, in un'intervista a Radio 24, è Nino Cartabelotta, presidente di Gimbe, la fondazione che promuove la ricerca scientifica indipendente e che dall'inizio dell'epidemia sta analizzando con costanza e precisione tutti i dati sul contagio in Italia. 

"Noi con le nostre valutazioni indipendenti abbiamo documentato questa problematica, che sottende al fatto che nella fase 2 quando c'era la necessità di avere una raccolta dati precisa, analitica e capillare è un po' come se si fosse mollato tutto", ha esordito Cartabelotta. Che ha poi sottolineato un problema non di poco conto: "Il decreto del 16 maggio ha affidato interamente alle regioni la responsabilità del monitoraggio e di eventuali misure in deroga di tipo restrittivo. Questa coincidenza di controllore e controllato può far sì che ci siano comportamenti opportunistici quale effettuare meno tamponi diagnostici. Il numero totale dei tamponi - ha spiegato l'esperto - include infatti anche quelli di controllo che corrispondono a un terzo e quindi noi dobbiamo riferirci solo ai diagnostici. È evidente che se si fanno meno tamponi si identificano meno casi e si adultera anche il famoso indice Rt". 

"Ragionevole sospetto che regione aggiusti i dati"

"In Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti alla protezione civile e quindi andavano ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti, alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, che poteva essere giustificata nella fase dell'emergenza quando c'erano moltissimi casi, ma molto meno ora e paradossalmente i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. È come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati", ha proseguito il numero uno di fondazione Gimbe. 

Quindi, sempre Cartabelotta: "La nostra grossa preoccupazione è che in questo momento la situazione lombarda sia quella che uscirà per ultima da questa tragedia. Perché se si chiude troppo tardi e si vuole riaprire troppo presto, e si combinano anche dei magheggi sui numeri, si capisce bene che è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l'epidemia ma è quella di ripartire al più presto con tutte le attività, e questo non lascia tranquilli". 

La situazione, secondo il presidente di Gimbe, "non è fuori controllo, ma non si sta effettuando un testing adeguato. È evidente che i casi sommersi sono 10-20 volte quelli esistenti e se non li vado a identificare, tracciare e isolare questi continuano a girare e contagiare. È un cane che si morde la coda - ha concluso -. Da un lato non voglio fare troppi tamponi per evitare di mettere sul piatto troppi casi, dall'altro non identificando questi casi non tracciando e non isolando alimenta il contagio". 

Il Pirellone querela e spinge per la riapertura

Il PIrellone ovviamente respinge ogni accusa e querela la Fondazione: "In Lombardia - si legge in una nota - fin dall'inizio della pandemia i dati vengono pubblicati in maniera trasparente e inviati alle Istituzioni e alle autorità sanitarie preposte. Nessuno, a partire dall'Istituto Superiore di Sanità, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro che, anzi, proprio l'Iss ha sempre validato ritenendolo idoneo per rappresentare la situazione della nostra regione". 

Non solo. Le dichiarazioni del governatore Fontana, durante il consueto aggiornamento quotidiano in diretta Facebook, sono ottimistiche. Il leader leghista spinge  per una riapertura dei confini regionali: "I dati sono in miglioramento rispetto alle precedenti stime. Questo vuole dire che la situazione sta sostanzialmente migliorando. Ritengo quindi che, in previsione del provvedimento governativo nel quale si stabilirà la riapertura della circolazione tra le diverse regioni, la Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento."

"Sono quindi molto confidente sul provvedimento che verrà emanato dal Governo e - ha concluso Fontana - sono convinto che dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia."  

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Fonte: Milanotoday.it

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