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L'Istat conferma: a marzo quasi il 50% di morti in più in Italia, a Brescia + 291%

Il Rapporto prodotto dall'Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall'Istituto Superiore di Sanità mette nero su bianco il netto aumento dei decessi registrati a marzo 2020 rispetto agli anni passati.

Già alla fine di marzo era ormai evidente che i dati sulle vittime di Coronavirus forniti da Regione, Ats e Protezione Civile fossero ampiamente sottostimati. Non certo per volontà di nascondere la verità ai cittadini, ma semplicemente perché sono centinaia le persone morte senza essere state sottoposte a tampone. E adesso arriva pure la (triste) conferma ufficiale.

Sono davvero impietosi i numeri che si leggono nel rapporto prodotto dall'Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall'Istituto Superiore di Sanità e pubblicato proprio il primo giorno della fase due dell'emergenza.

Cosa dicono i dati

Nel mese di marzo 2020 la mortalità è raddoppiata: a livello nazionale si è registrata una crescita del 49,4% dei decessi per tutte le cause. Se si  assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato (20  febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). A causa della  orte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale “appiattiscono” la  dimensione dell’impatto dell'epidemia di Covid-19 sulla mortalità totale. Si legge ancora nel report. 
Infatti il 91% dell'eccesso di mortalità si concentra nelle aree maggiormente colite dall'epidemia: si tratta di 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino.

A Brescia incremento a tre cifre

In queste queste province i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, le croci sono passate da 26.218 a 49.351 (+ 23.133) ; poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 (12.156). 

All’interno di questo raggruppamento ci sono le province più colpite dall’epidemia che hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, a tre cifre. Al primo posto c'è Bergamo (+568%), al secondo Cremona (+391%), al terzo Lodi (+371%). La provincia di è al quarto posto  Brescia (+291%); seguono Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%) e Pesaro e Urbino (120%). 

Eccesso di mortalità tra gli uomini

L’eccesso di  mortalità più consistente si riscontra per gli uomini d i70-79 anni: i decessi aumentano di circa 2,3 volte tra il 20 febbraio e il 31 marzo; segue la classe di età 80-89 (quasi 2,2 volte  di  aumento). L’incremento della  mortalità nelle donne è invece più  contenuto per  tutte  le classi di età. Raggiunge il 20% in più della media degli anni 2015-2019 alla fine di marzo, tanto per la classe di età 70-79 che per la 90 e più. 

Quanto è pericoloso il Coronavirus? 

L’analisi combinata dei dati di mortalità giornaliera Istat con i dati della Sorveglianza integrata dell’Iss ha evidenziato che la mortalità “diretta” attribuibile a  Covid-19 in individui con  diagnosi confermata, nel primo trimestre 2020, è stata di circa 13.700 decessi. Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale si può soltanto ipotizzare tre possibili cause: un'ulteriore mortalità associata  a Covid-19 (decessi senza tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza) e, infine, una  quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette.

Confrontando i decessi, totali e Covid-19, del 2020 con i decessi per causa del mese di marzo 2017 si nota che, fin dall’inizio di marzo, nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia, il  numero di morti di Covid-19 con diagnosi confermata è superiore a quello registrato nel  2017  per altre malattie come il diabete, le demenze e la  malattia di  Alzheimer. A metà dello stesso mese il numero di morti Covid-19 supera i decessi  causati dall’insieme delle malattie respiratorie e dei tumori; in poco più di venti giorni i decessi quotidiani riportati alla Sorveglianza integrata Covid-19 arrivano a sorpassare il numero giornaliero di morti per tutte le cause del mese di  marzo  2017. L’analisi di tutte le cause di morte del 2020 consentirà di valutare quanto l’eccesso di mortalità osservata  nel  2020  sia  attribuibile anche  ai decessi di persone non sottoposte al  test ma certificate dai medici sulla base di una diagnosi clinica di Covid-19 (che al momento non  sono conteggiate nella sorveglianza) e quanto agli effetti indiretti correlati o non all’epidemia

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