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Cristina Giorgiana Vlad © Bresciatoday.it

Cristina Giorgiana Vlad © Bresciatoday.it

#ioapro, la barista Cristina si ribella al Dpcm: "Qui si finisce tutti in mezzo alla strada"

Cristina Giorgiana Vlad, titolare della caffetteria Zerotrenta di via XXV Aprile a Brescia, aderirà alla protesta “Io apro" lanciata sui social da alcuni imprenditori del settore della ristorazione: "Non possiamo più restare chiusi, è una questione di sopravvivenza"

Le adesioni, a meno di 24 ore dall'avvio della protesta dei ristoratori e dei baristi italiani, sono ben 60mila a livello nazionale. Ma nel Bresciano la lista dei locali che, venerdì 15 gennaio, si ribelleranno e apriranno i battenti offrendo il servizio al tavolo e al bancone è piuttosto ristretta. L'elenco 'ufficiale' - per ora provvisorio - circola sui social da alcune ore ed è composto da sole 16  voci.

Molti sono ancora indecisi sul da farsi: il timore è che le promesse di tutela legale in caso di multe e chiusure, messe nero su bianco da chi ha lanciato l'iniziativa di disubbidienza civile (Umberto Carriera, noto imprenditore pesarese del settore della ristorazione) rimangano solo sulla carta. Non solo: dato che le sanzioni sono previste anche per i clienti che vengono pizzicati a consumare cibi e bevande all'interno dei locali, c'è chi paventa il rischio di trovarsi comunque le proprie attività deserte. Molti si sono presi altre ore per decidere, altri attendono di vedere cosa succederà venerdì a bar e ristoranti aderenti alla protesta, prima di fare una scelta.

Tra chi abbraccia convinto la proposta di sfidare il Dpcm in vigore e svolgere la propria attività rispettando le misure anti-contagio, ma non l'obbligo di effettuare il servizio d'asporto, c'è Cristina Georgiana Vlad, titolare della Caffetteria 'Zerotrenta' di via XXV Aprile a Brescia. La 39enne, rumena d'origine ma bresciana d'adozione, due anni fa era già salita alla ribalta delle cronache locali e nazionali per l'iniziativa solidale a favore dei senzatetto "Se hai fame prendi".

"Non c'è solo l'emergenza sanitaria"

"Non c'è altra scelta - esordisce la barista - ormai per molti di noi è una questione di sopravvivenza: siamo chiusi da troppo tempo, ormai da quasi un anno e non si può più andare avanti così, il rischio è di finire tutti in mezzo alla strada. I ristori elargiti dal governo non bastano a coprire tutte le spese: se va bene ci si paga una bolletta, metà dell'affitto, e poi? Conosco persone che non riescono nemmeno a racimolare quanto basta per fare la spesa: non c'è solo l'emergenza sanitaria, ma anche quella economica."

Per Cristina, come per tutti coloro che venerdì si ribelleranno, le restrizioni imposte al settore per limitare i contagi non hanno funzionato. La barista è anzi convinta che la chiusura al pubblico di bar e ristoranti non sia servita a frenare la corsa dell'epidemia: "Non siamo noi gli untori: i contagi sono aumentati anche con bar e ristoranti chiusi. Basta andare in un supermercato, invece, per vedere che non esiste distanziamento e che ci sono centinaia di persone ammassate."

"Non voglio campare di ristori"

La 39enne non teme, ormai, più nulla: è fermamente convinta che l'unica via per garantire la sopravvivenza di ristoranti e bar sia quella del ritorno a una normale routine, sempre rispettando le distanze e l'obbligo di mascherina.

"Lavorare è un mio diritto costituzionale e me lo stanno togliendo: io voglio continuare a farlo, non campare con i ristori e i sussidi dello Stato. Non credo che la soluzione sia chiedere più soldi al governo. Io venerdì apro comunque, anche se sono sicura che mi daranno la multa e mi chiuderanno il locale: io ci metto la faccia e voglio dare un segnale forte. La cosa che più mi fa rabbia è che molte persone sono d'accordo con questa iniziativa, ma non hanno il coraggio di aderire: aspettano che la polenta sia pronta." 

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