Pioggia di offese sui social, la rabbia dell'infermiera: "Siete tutti dei grandi ingrati"

Lo sfogo di un’infermiera dopo gli attacchi ricevuti su Facebook

Mariarosaria Avitaia

Siamo un paese dalla memoria davvero troppo corta. Lo conferma il radicale cambio di opinione, purtroppo di centinaia di  persone, nei confronti di chi per mesi ha combattuto in prima linea contro il coronavirus. Lodati, osannati, acclamati a furor di popolo ‘eroi nazionali’ nel pieno dell’emergenza, ora sono spesso bersaglio di irripetibili critiche e ingiuriosi commenti. Stiamo parlando della categoria degli infermieri. La loro colpa? Quella di ‘lamentarsi’ delle tute protettive che devono indossare per interminabili ore, mentre cercano di appellarsi al buon senso delle persone, chiedendo semplicemente di indossare le mascherine.

Dopo il ‘post polemico’ di Marco Bellafiore, infermiere del Policlinico Umberto I di Roma, pubblicato su Facebook e diventato virale in poche ore, è una collega campana a usare i social per denunciare quanto sta accadendo negli ultimi giorni. Uno sfogo rivolto ai negazionisti del virus, ama anche al sempre più nutrito popolo degli “ingrati”.  

“Leggere di persone che offendono me e i miei colleghi, dicendo che avremmo potuto non scegliere questa professione poiché ci lamentiamo di camici termici da sauna, o di mascherine che decubitano sui nostri nasi, mi rende triste e addolorata”, scrive Mariarosaria Avitaia sulla pagina NurseTimes. 

“Passare da eroi a stronzi di turno è un attimo - si legge nel lungo sfogo -  come passare da regali e false adulazioni a frasi del tipo: è il lavoro che vi siete scelti, e ora non rompete le palle. Cosa pretendiamo da una società che accusa l’immigrato di essere untore e poi va a ballare tra più di 100 persone in locali chiusi o all’aperto, senza mascherine, senza distanze. Vogliamo dire che 'so ragazzi'?!”

Poi l’amara constatazione: “Alla prossima ondata (che speriamo non ci sia) mi rifiuto di lavorare per questa società, mi rifiuto di trasportare morti dal letto alle barelle e di correre come una forsennata tra un paziente con grandi difficoltà respiratorie e un altro che piange perché capisce che la fine è imminente. Io sono un’infermiera e l’ho scelto io ma voi, perché scegliete di giudicare? Perché offendete? Perché siete ipocriti? Non vi siete mai lamentati dei vostri orari di lavoro? Della vostra busta paga? Adesso mettetevi nei panni di chi a questo ci aggiunge la paura e la fatica, la morte e la disperazione. Siete tutti dei grandi ingrati: e mettete sta mascherina che avete rotto con 'sta storia che non c’è coviddi” .

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L'ennesima prova, se ancora ce ne fosse bisogno, che la pandemia non ci ha reso migliori. Anzi. 

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