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Indice Rt in calo, ma la corsa del virus sta davvero rallentando?

L'indice Rt è sceso sotto 1,5 e il rapporto tra positivi e ricoverati in terapia intensiva continua a calare. Ma bisogna aspettare prima di definire come buone le notizie in arrivo. Quanto? Almeno una settimana.

L'epidemia sta davvero rallentando? Alcuni segnali di una corsa meno frenetica del virus ci sarebbero. "Si osservano i primi segnali di raffreddamento" ha infatti annunciato il commissario Domenico Arcuri.  E ancora "Un arresto dell'accelerazione ci sta - dice a Repubblica l’epidemiologo e assessore alla Sanità pugliese Pier Luigi Lopalco — Bisogna però vedere quando la curva inizierà davvero a scendere. Intanto nei prossimi giorni vedremo un ulteriore aumento dei morti".

Indice Rt in calo

Sono comunque flebili i segnali che inducono a pensare che il ritmo di crescita dei contagi stia frenando, e, forse, che ci si sta avvicinando a un picco - previsto per il 17 novembre - a cui dovrebbe seguire una discesa. La decrescita dell'indice di contagio Rt indurrebbe a un seppur cautissimo ottimismo: in base all'ultimo monitoraggio della cabina di regia, è sceso sotto l'1,5. La scorsa settimana era dell'1,72. L’indice Rt (letto “erre con ti”) è un complesso parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, in questo caso il virus Sars-Cov-2: rappresenta il numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto.  Una sua diminuzione starebbe a significare che le strategie messe in atto per limitare la diminuzione dei contagi stanno funzionando. 

Più contenuto anche il ritmo di crescita delle terapie intensive e l'incremento dei nuovi positivi, a livello Nazionale. Ma da valutare c'è anche la percentuale dei positivi rispetto ai tamponi effettuati: dal 9 novembre, quando aveva toccato quota 17,1%, ha cominciato una lenta discesa ma giovedì, ricorda il Corriere della Sera, è risalita al 16,2% rispetto al 14,6% del giorno prima. Nella nostra regione il rapporto ha sfiorato il picco del 24,9% sabato 7 novembre, mercoledì era sceso al 15,5% per poi risalire nuovamente al 21, 6 % giovedì. 

Se tale rapporto dovesse continuare a salire, saremmo di nuovo davanti a una vera e propria inversione di tendenza. E non sarebbe un segnale buono. Il rapporto tra pazienti in terapia intensiva e positivi al coronavirus era in calo anche giovedì, mentre in numeri assoluti è cresciuto di 81 unità (18 in Lombardia) secondo il bollettino della Protezione Civile. 

La frenata potrebbe essere dovuta alle falle del sistema di tracciamento

I motivi di questi timidi segnali di contrazione della crescita (ma non del suo stop) potrebbero essere diversi: il rallentamento potrebbe essere un primo effetto delle misure restrittive introdotto del Governo a partire dallo scorso 24 ottobre, ma potrebbe anche essere letto come un fallimento del sistema di tracciamento.

Il dubbio è stato sollevato tre giorni fa in Parlamento da Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei: "Fin qui abbiamo detto che la crescita dei nuovi positivi starebbe rallentando perché ci stiamo avvicinando al picco epidemico. Insomma, perché il peggio è passato. Ma potrebbe anche essere che il sistema di tracciamento sta diventando sempre più incapace di trovare le persone infette. Vorrebbe dire che il virus continua a correre ma non riusciamo a intercettarlo, nemmeno a leggerlo. Uno scenario davvero preoccupante."

È ancora troppo presto per leggere i dati con ottimismo: prima di giungere a frettolose conclusioni, dagli effetti potenzialmente drammatici, bisogna pazientare almeno un'altra settimana. Se entro quel tempo le curve dei decessi e dei ricoveri dovessero proseguire la discesa allora potremmo finalmente parlare di picco e di rallentamento. Altrimenti serviranno altre strette, persino un lockdown totale. 

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