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In prima linea contro il Covid: caduta per la stanchezza, si è rotta la mandibola

Una storia di coraggio e sofferenza: il racconto in “diretta” dal reparto Covid del Civile della dottoressa Ilenia Pirola

Così stanca, dopo i turni interminabili al reparto Covid del Civile, da essersi procurata la frattura della mandibola, dopo una caduta: ma oggi come ieri è ancora in prima linea per salvare vite e combattere questa infida malattia. E' la storia di Ilenia Pirola, originaria di Madona – provincia di Bergamo – ma oramai da più 20 anni al Civile di Brescia, specialista in Endocrinologia e dalla fine di febbraio, come detto, in prima linea tra i pazienti Covid dell'ospedale cittadino.

La sua è una delle tante storie di medici e infermieri che lottano, giorno dopo giorno, aspettando che l'emergenza finisca. Ma sarà lunga, molto lunga. “Non è ancora finita, non è ancora tempo per abbassare la soglia dell'attenzione – racconta Ilenia a L'Eco di Bergamo – Ancora oggi si muore a causa del Covid e delle sue complicanze. Non è vero che il virus è cambiato: può condurre chiunque alla morte, giovani e meno giovani. Non guarda in faccia a niente e nessuno”.

Tra i reparti una "sofferenza indescrivibile"

Negli ultimi mesi ha assistito decine e decine di pazienti: uomini e donne isolati nei reparti Covid, lontani da casa e dagli affetti, spesso intubati e in fin di vita, tanti purtroppo che non ce l'hanno fatta. “Una sofferenza indescrivibile – continua Ilenia Pirola – Anche noi medici siamo persone, fatte di carne, ossa e anima. Ogni volta che un malato finiva per avere un decorso nefasto era una sconfitta umana, prima che clinica”.

L'appello al buon senso: "Altro che cenoni"

L'appello è al buon senso, nel rispetto di chi soffre, di chi ha sofferto e di chi non c'è più. “Abbiamo dato tutte le energie – dice ancora la dottoressa Pirola – e molti dei miei colleghi si sono ritrovati anche loro infettati, ricoverati, intubati. A chi nega l'esistenza del Covid, a chi si preoccupa perché non potrà sciare, a chi non potrà festeggiare il cenone in compagnia: tre giorni fa hanno intubato un mio collega. Questa è la realtà, purtroppo”.

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