Coronavirus Gussago

Coronavirus, sindaco scrive a Conte e Mattarella: "Siamo stati abbandonati, vi prego ascoltateci"

Non usa mezzi termini Giovanni Coccoli, sindaco di Gussago. In una lunga lettera indirizzata a Conte e Mattarella, denuncia le molte lacune lombarde nella gestione dell'emergenza e chiede più tamponi e dispositivi di protezione

Foto d'archivio

"Sento che siamo abbandonati, sento che non ci sono date indicazioni, sento forte la tristezza, sento lo sconforto di quelli che voi chiamate numeri, ma che in realtà sono i miei concittadini, che uno dopo l’altro se ne stanno andando. Sento che la “politica” sta prendendo il sopravvento sull’emergenza, sento che devo difendere i miei cittadini."

Comincia così la lunga e accorata lettera che Giovanni Coccoli, sindaco di Gussago, ha inviato al presidente della Repubblica Mattarella e al premier Conte. Una dettagliata descrizione dello tsunami quello che in questi due mesi ha travolto la sua comunità. Da settimane è in trincea e anche a noi aveva affidato il suo sfogo. Il paese che amministra è tra i più colpiti dall'epidemia: 178 positivi (tenendo conto anche dei contagi nelle case di riposo) su 17mila abitanti e decine e decine di morti. Sono stati 47 a marzo e 36 nella prima metà di aprile, di cui solo 41 attribuiti ufficialmente al Covid-19.  

"Questi sono i numeri dei positivi noti, quelli a cui è stato effettuato il tampone. Ma tutti i loro parenti conviventi? Quelli che hanno incontrato nei giorni precedenti alla comparsa dei sintomi? Chi sono? Dove sono? Perché abbiamo smesso di mapparli? E i cittadini che hanno chiamato per giorni e giorni i numeri dell’emergenza perché sintomatici e non sono stati ascoltati, finché stremati non sono giunti in ospedale? O sono morti in casa? E perché Ats non rende noti tutti i sospetti contagiati che i medici di famiglia comunicano giornalmente? Perché si temono i dati reali?" Chiede il primo cittadino alle istituzioni.

Poi l'attacco, duro, alla gestione dell'emergenza di Regione Lombardia: "Che politica sta seguendo la Regione Lombardia? Sentendo parlare di immunità di gregge, quando l’impotenza e la rabbia prendono il sopravvento, i dubbi e i sospetti mi assalgono, altrimenti non si spiegherebbero i ritardi, le menzogne, i proclami che non hanno un seguito. Non si spiega perché in Lombardia, con un sistema efficiente di sanità che è innegabile, vi siano stati più della metà dei morti registrati in tutta Italia. E non venitemi a dire che si tratta della densità della popolazione, perché ora che il fenomeno è scoppiato in tutta Italia, in tutta Europa, in tutto il mondo: è evidente che in Regione qualcosa non ha funzionato. Ma è così faticoso decretare un mea culpa e seguire l’esempio di regioni più virtuose che hanno contenuto i contagi e i morti? Mi spiegate come mai nelle regioni a noi vicine (Veneto, Emilia Romagna) sono state adottate strategie e misure diverse dalla Lombardia e pare che funzionino?"

Infine le richieste già anticipate a Bresciatoday.it: "Abbiamo sul territorio i Sad (Servizi di Assistenza Domiciliare) chiedo che: sia agli assistiti vengano fatti i tamponi, così come chiedo siano fatti agli operatori che li curano. Lasciare che si muovano senza controlli, sul territorio e a contatto con persone fragili, è altamente pericoloso. In Lombardia non vengono sottoposti a tampone nemmeno i familiari dei ricoverati per Covid, che magari sono a casa che stanno male e non hanno notizie del proprio caro per giorni interi. Ma solo a me ricorda certe scene dei Promessi Sposi? Quando si attendevano i monatti con il carretto per portarsi via i morti? Ma vi pare possibile oggi a questa latitudine del mondo? E aggiungo che non solo non viene fatto il tampone, ma in molti casi nemmeno vengono sentiti telefonicamente da Ats per accertarsi sul loro stato di salute. E badate bene che capita anche se si ha un paziente deceduto per Covid in casa, anche se si mostrano evidenti segni della malattia: nessun tampone, nessun controllo, un’auto-quarantena e la speranza di non fare la stessa fine del proprio congiunto. Alcuni sindaci della Lombardia, hanno deciso di fare test e analisi in autonomia, a volte sostenendo la spesa, a volte facendola pagare ai cittadini. È questa la strada maestra? Possiamo farlo tutti? Ditecelo, che io domattina mi muovo, ma fateci sapere urgentemente cosa volete fare. Se questa è la soluzione: benissimo, la intraprendiamo, ma dovete esplicitarlo, spiegare che in questa emergenza ogni sindaco deve fare da sé."

"Chiedo DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) per tutti i medici di base: senza  non possono nemmeno recarsi a visitare i loro pazienti, ma devono essere protetti anche nei loro ambulatori - si legge ancora nella lettera -. Così come li chiedo per tutti gli infermieri e operatori che prestano il loro servizio di assistenza domiciliare: non bastano le mascherine chirurgiche (che peraltro sono insufficienti anche per la popolazione), ma hanno bisogno di mascherine FFp2 o FFp3, tute e camici, visiere, copri calzari. Voglio le bombole di ossigeno, saturimetri e i respiratori per i cittadini che sono in casa malati e hanno paura ad andare in ospedale. Ma vi pare che nel 2020 in Italia non si riesca a produrre e reperire tutto ciò e Che un Sindaco debba Mendicarli?"

Non solo tamponi e Dpi, il primo cittadino lamenta la carenza di un monitoraggio dei pazienti in isolamento domiciliare: "Non è possibile dimettere un paziente positivo, lasciando al suo buon senso affinché si metta in isolamento in una stanza separata con bagno esclusivo, come indicato dal decalogo, senza un serio monitoraggio. Abbiamo avuto più di un caso dove tutto ciò non è avvenuto, ma non per noncuranza, ma per indisponibilità di spazi. Queste situazioni hanno causato contagi all’interno del nucleo famigliare, dove ho potuto e ho saputo sono intervenuto io, ma vi sembra una cosa normale? A mio avviso no. Ritengo sia gravissimo poiché a rischio è la salute e la vita delle persone. Dateci almeno precise indicazioni su chi deve controllare queste situazioni."

"Voglio essere ascoltato per poter raccontare storia per storia, voglio fare i nomi, voglio dare dignità ai morti, ai malati, ai miei cittadini", conclude amareggiato il sindaco, che chiede infine indicazioni precise per la Fase 2.  
 

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