Venerdì, 6 Agosto 2021
Coronavirus

Covid, il dramma di Giovanni: si sveglia in terapia intensiva con la gamba amputata

L'odissea infinita di Giovanni Martinelli, 61 anni di Orzinuovi: è tornato a casa il 9 ottobre scorso, dopo 202 giorni in ospedale

Giovanni Martinelli intervistato da Fanpage.it

Giovanni Martinelli ha 61 anni, abita a Orzinuovi: uno dei paesi più colpiti – in tutta Italia – dalla prima ondata della pandemia. E' sopravvissuto al coronavirus, alla furia del Covid dello scorso inverno: è entrato in ospedale il 20 marzo, è uscito il 9 ottobre scorso dopo 202 giorni. Ha pagato un caro prezzo: ha perso una gamba, amputata per una trombosi, oltre a un quarto di polmone, danneggiato dal virus e infettato da un batterio.

Il lungo calvario in ospedale

Ha raccontato la sua testimonianza ai microfoni di Fanpage.it. “Mi sono ammalato a inizio marzo – dice Martinelli – facevo fatica a respirare, avevo la febbre a 40. La Croce Rossa mi ha portato direttamente in ospedale, e da lì è cominciato il mio calvario. Sono stati intubato, ricoverato in terapia intensiva, poi sono uscito ma peggiorato di nuovo, reintubato e riportato in terapia intensiva”.

Durante il lungo ricovero, è subentrata una trombosi: “Ero sedato, hanno chiamato mia moglie e lei, giustamente, ha dato il via libera. Mi hanno tagliato una gamba, amputata da 15 centimetri sotto il ginocchio. Se non l'avessero fatto, io adesso non sarei qui”. Al suo risveglio, Giovanni si sveglia senza la gamba.

Gamba amputata, polmone mancante

“Mi hanno spiegato un po' alla volta cos'era successo, e ho dovuto accettare per forza”, racconta. Ma la strada è ancora lunga: “Dovevo iniziare il periodo di riabilitazione, ma si sono accorti che facevo fatica a respirare. E' stato rilevato un problema al polmone sinistro, mi hanno portato a Brescia per curarmi: a causa di un batterio un quarto di polmone non c'era più”.

Il calvario volge al termine: Giovanni ha perso più di 20 chili. La riabilitazione è complicata, prosegue per settimane. Nel frattempo al 61enne bresciano viene somministrato il plasma iperimmune: “Penso di essere stato uno dei primi ad averlo sperimentato”. Dopo tanta sofferenza, si guarda al futuro.

"Dovrebbero provare quello che ho vissuto io"

“Ero uno sportivo, mi piacerebbe tornare in bicicletta – dice ancora Giovanni – Ma devo dire che sono esperienze come queste che ti fanno capire quanto sia meravigliosa la vita, e che va vissuta fino in fondo”. Infine la dedica (amara) a negazionisti e no mask: “Dovrebbero imparare ad avere rispetto delle persone malate e di quelle che hanno perso i loro cari. Forse dovrebbero provare sulla loro pelle quello che ho provato io. Non so cos'hanno nella testa, non riesco veramente a capire”.

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