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Lunedì, 29 Novembre 2021
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La lunga crisi del Freccia Rossa: il Coronavirus è la mazzata finale?

Centro commerciale deserto e tantissime serrande che restano ancora abbassate (e forse non si alzeranno mai più). Negozi, ma anche tanti bar e ristoranti, sono ancora chiusi nonostante la fine del lockdown.

Non ci sono file per entrare e non servono steward per scaglionare gli ingressi. Al centro commerciale Freccia Rossa di Brescia la corsa allo shopping post lockdown non è mai avvenuta. La maggior parte dei negozi aveva abbassato le serrande ben prima dell'epidemia di Covid. Zara, H&M, Geox, Carpisa e poi Mondadori avevano svuotato i rispettivi locali tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020. 

E ora che anche il cinema è chiuso, causa Coronavirus, anche l'area ristorazione fatica a riprendere quota. Molti dei bar situati al secondo piano non hanno ancora riaperto - e chissà se lo faranno nei prossimi giorni - così come i ristoranti. All'ora di pranzo i tavoli sono quasi tutti vuoti, fanno eccezione quelli attigui al McDonald's e alla Piadineria: le uniche attività che hanno ripreso a lavorare. 

Freccia Rossa

Sulla maggior parte dei negozi di abbigliamento sopravvissuti all'avvento di Elnòs campeggiano ancora i cartelli delle chiusure dovute al Coronavirus. Camminando nei corridoi sembra di tornare davvero indietro nel tempo, alle prime settimane dell'epidemia e al lungo periodo di lockdown.

E forse proprio le chiusure forzate, causa pandemia, hanno dato la 'mazzata' finale al polo commerciale del centro di Brescia, già in declino da anni. La sua rinascita - ironia della sorte - avrebbe dovuto avvenire proprio a metà marzo, quando era in programma un grande evento per festeggiare le novità e il nuovo corso del polo commerciale. Ai primi di agosto del 2019 era infatti stato sottoscritto un accordo di ristrutturazione, e presentato un piano di rilancio milionario volto al riposizionamento della struttura. Il nuovo asset manager da allora è Resolute Asset Management Italy srl, cui spetta l'arduo compito di “rilanciare il centro commerciale”. 

I commercianti non rilasciano volentieri dichiarazioni, facendoci capire che hanno ricevuto ordini dall'alto. Ma c'è chi si lascia sfuggire qualcosa: "La catena per cui lavoro ha deciso di spostare il punto vendita e a breve traslocheremo. Alcuni bar non riapriranno più, o almeno fino a che non si tornerà alla normalità. Per molti le spese per adattarsi ai protocolli del nuovo Dpcm sono più alte dei guadagni che otterrebbero", ci spiega una commessa. 

"Le serrande sono abbassate perché ci saranno dei cambi: molti stanno sistemando gli spazi e allestendo i nuovi negozi - ci racconta un'altra commerciante - non lasciatevi ingannare: a breve tutti i negozi saranno aperti". 

Resta comunque la sensazione di desolazione e la visione di decine di serrande abbassate, soprattutto al secondo piano, non invita certo all'ottimismo. Ad oggi più della metà dei negozi sono ormai chiusi: nei momenti di massimo splendore erano circa 120.
  

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