Mercoledì, 22 Settembre 2021
Coronavirus

Nel Bresciano troppi focolai di variante inglese: "Servono zone rosse locali"

Mini zone rosse e chiusure totali nelle zone a rischio: ecco i paesi bresciani dove sono confermati focolai della variante inglese al coronavirus

Altri 19 positivi in 24 ore a Castrezzato, sono quasi 200 in due settimane: e poi Corzano, con il diffondersi della variante inglese che ad oggi avrebbe contagiato circa il 10% della popolazione. E ancora Gussago, dove solo a gennaio sono state ricoverate in ospedale 18 persone; l'ordinanza di Leno – con oltre 60 contagi in pochi giorni – che vieta di incontrarsi più di 4 persone alla volta nelle piazze e nei parchi; infine Capriano, una cinquantina di casi in 15 giorni e l'appello del sindaco al rispetto delle regole.

Sono solo alcuni dei paesi bresciani considerati più a rischio, sulla base dei dati delle ultime due settimane ma soprattutto perché sono stati confermati dei focolai della temibile variante inglese del Sars-Cov2. Di fatto è un elenco sempre più lungo. Nel frattempo la curva bresciana del contagio è stabile anche se in lieve rialzo, segue la linea del plateau come in Lombardia e in tutta Italia: ma plateau non è discesa, è una linea piatta, e solo in Lombardia ad oggi ci sono più di 42mila attualmente positivi. Insomma tutto può ancora succedere, e la primavera è ancora lontana.

"Chiudere tutto 15 giorni per evitare il peggio"

“Tutti gli esperti – ha dichiarato ai microfoni di Radio Onda d'Urto Paola Borella, docente di Igiene generale e applicata all'Università di Modena e Reggio Emilia – sono convinti che quando ci sono questi focolai l'unica strategia è chiudere tutto, subito, e per 15 giorni si sta a casa per evitare una diffusione a macchia d'olio”.

Sulla stessa linea anche Ottavio Di Stefano, presidente dell'Ordine dei medici di Brescia: “Uno degli obiettivi che dovremmo avere – ha detto ancora a Radio Onda d'Urto – è ridurre il più possibile la circolazione del virus e vaccinare nel contempo più persone possibili. La decisione di istituire mini zone rosse dipende dall'entità del contagio: è una decisione difficile, impopolare, ma a volte è meglio chiudere per un breve periodo, anticipando il virus, che essere costretti a chiudere dopo quando la diffusione è ulteriormente aumentata”. 

La mappa delle zone a rischio in tutta Italia

Nella mappa delle zone a rischio di tutta Italia, aggiornata quotidianamente da Pillole di Ottimismo, la provincia di Brescia – con 197 casi ogni 100mila abitanti in sette giorni – è una delle poche “zone rosse” d'Italia, l'unica in Lombardia. Nella mappa del rischio ci sono anche Bolzano e Trento in Trentino; Pordenone e Udine in Friuli; Imperia in Liguria; Bologna, Forlì-Cesena e Rimini in Emilia Romagna; Ancona nelle Marche; Perugia in Umbria; Chieti e Pescare in Abruzzo; Campobasso in Molise; Benevento, Napoli e Salerno in Campania; Bari in Puglia; Matera in Basilicata; Reggio Calabria e Vibo Valentia in Calabria.

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