Coronavirus, che Italia sarà: due settimane per preparare la "riapertura"

Il 3 maggio "scadono" le misure restrittive anti contagio, ma che Italia sarà? Tra inspiegabili ritardi, sempre nuove task force e molte incertezze abbiamo provato a guardare oltre la fine del lockdown

Runner con mascherina - Foto ANSA/NICOLA FOSSELLA

Coronavirus, fase due: due settimane per preparare la "riapertura"

I Paesi che allentano le misure di lockdown imposte per combattere la diffusione del coronavirus dovrebbero attendere almeno due settimane per valutare l'impatto di tali cambiamenti prima di procedere a ulteriori allentamenti. Lo spiega l'Organizzazione mondiale della sanità nel suo ultimo aggiornamento sulla strategia da adottare contro la pandemia. L'agenzia delle Nazioni Unite spiega che "velocità, equilibrio scala e misura devono essere i principi guida". Ma cosa implicano questi concetti? 

Se molti paesi stanno prendendo in considerazione la possibilità di revocare i lockdown e tornare ad una vita normale, l'Oms ricorda che occorre applicare misure di sanità pubblica per mantenere un livello di trasmissione locale del virus assente o basso e reagire rapidamente nel caso di eventuali nuovi focolai. Per questo l'invito è quello di revocare le misure di distanziamento sociale in modo graduale "sulla base di una valutazione dei rischi epidemiologici e dei benefici socioeconomici. Idealmente ci sarebbero almeno due settimane tra ogni fase della transizione, per avere tempo sufficiente di comprendere il rischio di nuovi focolai e rispondere in modo appropriato".

La tesi di fondo - come più volte abbiamo già scritto - è che continueremo a vivere con il rischio di una ripresa dell'epidemia. Ma cosa abbiamo imparato del coronavirus in questi quattro mesi dalla sua scoperta? Poco, troppo poco. Sappiamo che Covid-19 si diffonde rapidamente e che è dieci volte più letale dell'epidemia di influenza del 2009.

Un gruppo di epidemiologi dell’Università di Harvard ha stimato che potrebbe essere necessario praticare il distanziamento sociale in forma intermittente fino al 2022 ma diversi dettagli sfuggono ancora, in primis la capacità di sviluppare una immunità al virus. Ad esempio il nostro sistema immunitario sembra non riuscire a serbare memoria per molto tempo di altri coronavirus che provvocano per esempio il raffreddore. Se l’immunità al SARS-CoV-2 dovesse rivelarsi temporanea, l'epidemia di coronavirus potrebbe seguire la stessa ciclicità dei virus influenzali, con tempi di ritorno diversi a seconda della nostra "memoria immunitaria" e campagne vaccinali stagionali per la popolazione più a rischio.

In questo scenario appare quanto mai importante invece equipaggiare la nostra capacità di risposta alla malattia, ovvero trovare un protocollo per curare i pazienti Covid e attrezzare le strutture sanitarie con reparti di terapia intensiva per assistere i casi più gravi, dando modo al sistema immunitario dei pazienti di superare l’infezione. In tutto questo medici e infermieri dovranno essere dotati di tutti quei dispositivi che sarebbero stati necessari per evitare il contagio che - come purtroppo abbiamo visto - ha particolarmente colpito gli ospedali e le residenze per anziani. 

Se per gli operatori sanitari l'utilizzo della mascherina ad alto grado di filtraggio sarà la norma, per le persone comuni l'utilizzo della mascherina "chirurgica" dovrà essere una forma per tutelare gli altri, più che se stessi poiché la maggior parte delle persone che incontrano il coronavirus sviluppano forme di Covid asintomatiche o per lo più come un banale "raffreddamento". Ma occorrerà mettere a disposizione della popolazione un numero sufficiente di dispositivi di protezione in modo gratuito o con prezzi calmierati.

Così come si attendono ancora oggi le strutture per ospitare i pazienti positivi evitando che - consumando la la malattia in casa - contagiano i familiari. Ogni "isolamento domiciliare" è un focolaio attivo. Fatto questo, si potrà pensare a far ripartire il paese. Ma che Italia sarà quella contraddistinta dalla nuova "normalità"? Ai decisori politici il compito di tentare di rispettare la data del 3 maggio. Per far questo il presidente del Consiglio con il Dpcm 10 aprile ha creato una nuova task force - con esponenti del mondo economico, accademico, sociale e produttivo - chiamata a valutare i termini della cosiddetta 'fase 2'. Nulla trapela in maniera ufficiale anche perché come dichiarato dal capo della protezione civile Angelo Borrelli "spetterà al governo assumere le dovute decisioni. In gioco ci sono interessi essenziali della nostra collettività ed è giusto che le decisioni siano prese al massimo livello".

Coronavirus, le sei regole per ripartire con la fase 2 (il vademecum)

Quello che già sappiamo è che il capo della polizia Franco Gabrielli ha dato il via libera a questure e commissariati per mettere a disposizione del personale sanitario le utenze fisse e mobili di chi è entrato in contatto con una persona positiva al coronavirus. Un passaggio necessario per rintracciare i possibili nuovi focolai e impedire che persone potenzialmente contagiate continuino ad andare in giro. Uno strumento di prevenzione che potrà essere affinato quando sarà introdotta la nuova app di contact tracing attualmente in fase di  studio e che contribuirà a rispettare la richiesta dell'Oms di disporre della capacità di "rilevare, testare, isolare e trattare ogni caso di coronavirus e rintracciare e isolare ogni suo contatto".

Come anticipato dal viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri sono allo studio anche i necessari accorgimenti per provvedere ad una sistematica misurazione della febbre. L'idea è quello di predisporre termoscanner all'igresso di tutti i luoghi di lavoro, così come guanti, mascherine e erogatori per il disinfettante mani. Troppo presto per capire quando potranno riaprire i ristoranti, per tutta la fase 2 si continuerà a privilegiare le consegne a domicilio come già ora è possibile. Va da sè che fino a quando le aziende non avranno preso i dovuti accorgimenti sarà incoraggiato il telelavoro. Così come l'insegnamento a distanza. Per la riapertura delle scuole ormai è certo che occorrerà attendere Settembre anche per adeguare le aule dove non potranno più verificarsi fenomeni delle cosiddette classi-pollaio.

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