Il paese abbraccia Fabio, rinato dopo essere finito in coma a causa del Coronavirus

La storia di Fabio Guerandi, 51enne di Montirone. Lo scorso giovedì mattina è tornato a casa dopo 61 giorni trascorsi in tre ospedali diversi.

L'abbraccio della moglie Nicoletta e dei loro due figli, l'applauso del vicinato. Sono i gesti che lo scorso giovedì hanno scandito il ritorno a casa di Fabio Guerandi. 'Bentornato a casa guerriero", recitano i cartelli appesi ovunque a Montirone. È Fabio un guerriero lo è davvero: per ben 61 giorni, di cui 11 in stato di incoscenza, ha lottato contro il Coronavirus.

"Praticamente dallo scorso 7 marzo ho girato i principali ospedali della provincia", ci racconta. Un calvario che non finiva mai e una ripresa lunga, lunghissima. Una vera e propria rinascita, come quella delle migliaia di persone che hanno fatto i conti con la furia del Covid-19. Ci sono voluti giorni prima che il 51enne macellaio tornasse a parlare, tre settimane per ricominciare a camminare. 

Anche per lui il ricovero in ospedale è arrivato tardi, forse troppo. Ormai non riusciva più a respirare: "Erano giorni che avevo la febbre alta, altissima, ma il medico di base mi aveva prescritto degli antibiotici pensando che fosse solo un'influenza. Mia moglie era preoccupata e ha chiamato diverse volte il 112, ma le dicevano che finché non avevo l'affanno non sarebbero usciti. Alla terza telefonata è arrivata l'ambulanza che mi ha portato in ospedale, sono stato immediatamente ricoverato in terapia intensiva."

Dei 10 giorni passati in coma, e intubato, alla Poliambulanza il 51enne non rammenta nulla: "Ho solo dei flash, ricordo l'ambiente, ma nulla di più. Quando mi sono svegliato ero già stato estubato, ma avevo la maschera per l'ossigeno. Non riuscivo a parlare: ci sono voluti tre giorni prima che ricominciassi a farmi capire dai medici e dagli infermieri".

La sua battaglia è continuata al Civile, nel reparto di nefrologia, a causa di un blocco renale: "Non avevo mai avuto problemi prima, ma il Coronavirus mi ha mandato in tilt anche i reni. Ho cercato di pensare positivo e le videochiamate con la mia famiglia mi sono state di grande aiuto". Infine il trasferimento al Richiedei di Gussago per la riabilitazione: "Quando sono arrivato non mi alzavo nemmeno dal letto, ci sono volute tre settimane per riuscire a rimettermi in piedi. Solo grazie agli sforzi del terapista e alla mia forza di volontà sono riuscito a recuperare, ma è stata durissima."

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E la convalescenza non è certo finita: "Ho perso 25 chili, e questa è l'unica nota positiva di questa esperienza tremenda, dato che prima ero in sovrappeso. Non sono ancora al 100% e faccio ancora fatica a fare le scale, ma mi sento miracolato: ho avuto una gran botta di fortuna."

I segni lasciati dal tsunami Coronavirus sono tanti. Il Covid non colpisce solo il fisico e le conseguenze a livello psicologico si fanno sentire: "Faccio molta fatica ad addormentarmi perché ho paura di non svegliarmi più al mattino e di non rivedere più mia moglie e i miei figli", conclude amareggiato il 51enne.

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