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Coronavirus: i dieci errori del governo nella gestione dell'epidemia

Dieci accademici, tra cui Andrea Crisanti, hanno scritto un decalogo di cosa si sarebbe potuto/dovuto fare e non si è fatto durante i mesi estivi per evitare la seconda ondata

Un appello e un decalogo per salvare l'Italia. L'hanno chiamata così, i 10 accademici firmatari la lunga lettera aperta, pubblicata sul sito delle Fondazione Hume e rivolta al governo. Un j'accuse che sottolinea "i gravi errori commessi dalle istituzioni, e innanzitutto dal governo, nella gestione dell’epidemia". A siglarla non solo medici, come il noto virologo Andrea Crisanti, ma anche sociologi, economisti, giuristi e fisici. 

Operazione verità per evitare una terza ondata

La lettera comincia con una constatazione: "é dunque riesplosa la pandemia da Covid 19. I sacrifici degli italiani, reclusi per 2 mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche". Poi la richiesta: "é importante avviare una operazione verità che individui gli errori commessi non solo perché ciascuno si faccia carico delle proprie responsabilità, ma soprattutto per evitare il ripetersi di simili errori. Perché se dovessimo ripeterli in futuro, domata la seconda ondata, potremmo trovarci a dover fronteggiare la terza."

Gli accademici firmatari sottolineano soprattutto il tempo perso dai decisori durante i mesi in cui le curve erano sotto controllo: "In Italia sono stati prodotti diversi studi e documenti che in tempi utili indicavano ai decisori politici quel che stava effettivamente accadendo, e la strada da imboccare per evitare di ritornare in una situazione drammatica quale quella sperimentata nella prima parte dell'anno. La situazione di panico generalizzato che, al di là delle chiusure più o meno severe e più o meno tempestive, sta investendo gli italiani in questi giorni, è il frutto amaro degli errori e delle omissioni dei mesi estivi, quando molto si poteva fare e poco è stato fatto."

I dieci errori commessi dal governo

Poi l’elenco, in dieci punti, di “cosa si sarebbe potuto/dovuto fare e non si è fatto”.

  1. Tamponi di massa, nel quadro di una strategia rigorosa di "sorveglianza attiva”. Non c’è stato nessun seguito alla promessa governativa di aumentare il numero dei tamponi, dicono i firmatari della lettera, ricordando il piano inviato da Crisanti al governo per realizzare 400mila tamponi al giorno: “nulla di questo è stato realizzato”. 
  2. Garantire la riapertura in sicurezza delle scuole. Niente riduzione del numero degli alunni in classe, misurazione della febbre,  gestione dei sospetti positivi, obbligo di mascherine chirurgiche in classe, denunciano gli studiosi, che puntano il dito anche contro gli ammassamenti sui mezzi pubblici.
  3. Un database pubblicamente accessibile con tutti i dati necessari per affrontare efficacemente l’epidemia nonostante da mesi diversi soggetti ed enti (fra i tanti anche l’Accademia dei Lincei) avevano chiesto al governo che fossero raccolti e messi a disposizione della comunità scientifica.
  4. La  capacità dei Paesi dell'est Asia di tenere sotto controllo il diffondersi dell'epidemia è legata innanzitutto al tracciamento dei contatti dei positivi. Il Governo aveva promesso un sistema efficace di tracciamento informatico. "L'app Immuni non ha funzionato", denunciano.
  5. Non chiudere un occhio sugli assembramenti, effettuando controlli massicci e sanzionando le violazioni. Il riferimento è agli assembramenti nell’estate, “in particolare quelli legati alla movida e ai divertimenti di massa” e alla chiusura delle discoteche soltanto dopo “l’ultimo weekend di divertimento” di Ferragosto. 
  6. Mantenere la promessa di creare 3.500 nuovi posti di terapia intensiva, mentre “ad oggi si stima che solo 1.300 dei 3.500 posti aggiuntivi di terapie ntensive, previsti dal governo a maggio scorso, siano operativi” e “solo il 12 ottobre si è chiuso il bando di gara per le nuove postazioni”. 
  7. Garantire un adeguato distanziamento su mezzi pubblici, definiti “un importante luogo di diffusione del contagio”. Le soluzioni? "Si sarebbero potuti assumere conducenti con bandi straordinari per contratti a tempo determinato, magari fra i conducenti NCC rimasti senza lavoro, o si sarebbero potute finanziare convenzioni con le compagnie dei taxi. Si sarebbero dovuti riaprire al traffico i centri storici, alleggerendo così la pressione sui mezzi pubblici”. 
  8. Assicurare un’adeguata e tempestiva disponibilità di vaccini anti-influenzali, anche nelle farmacie. Ad oggi invece “in molte regioni italiane mancano i vaccini contro l’influenza” e quelli disponibili “sono insufficienti per una parte della popolazione anziana”, mentre “per fronteggiare l’emergenza si dovevano centralizzare le procedure di acquisto a livello nazionale”. 
  9. Mettere i medici di base in condizione di visita i pazienti Covid, dotandoli dei necessari dispositivi di protezione individuale. Secondo i firmatari “occorreva un intervento governativo che innanzitutto finanziasse questo servizio e ne garantisse la efficacia su tutto il territorio nazionale coinvolgendo direttamente i medici di base dotati di adeguate protezioni”.
  10. Luoghi dove poter trascorrere la quarantena senza contagiare famigliari conviventi. “Il governo aveva promesso i Covid-hotel. In estate con il decreto legge 34 la gestione è passata dalla Protezione Civile alle Regioni. Asl e Ats stanno lanciando soltanto ora bandi per stipulare convenzioni con hotel e altre strutture”.

Infine l'appello, per evitare che i nuovi sacrifici chiesti agli italiani siano del tutto vani. Un'altra volta. "Il problema cruciale di un’epidemia non è portare il numero di contagi vicino a zero, ma mantenerlo basso quando il peggio sembra passato. Per garantire questo, servono tutte e 10 le cose che abbiamo elencato. Serve, soprattutto, un impegno solenne del governo centrale ad attuarle in tempi brevi e certi, senza i tentennamenti e le distrazioni del passato. Serve un cronoprogramma che specifichi costi, strumenti, fasi di avanzamento, date di conclusione."

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