Economia di guerra per combattere il Coronavirus: riconvertite le industrie

L’annuncio del supercommissario Domenico Arcuri: economia di guerra per fronteggiare il Coronavirus. Martedì 17 febbraio quasi 3mila nuovi casi, mai così tanti

Produzione industriale di mascherine (foto d'archivio)

Come in guerra, ma per combattere stavolta un nemico invisibile. Il supercommissario per gli approvvigionamenti e l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri ha già svelato alcune delle prime inevitabili strategie per le prossime settimane: con le frontiere chiuse, e gli altri Paesi europei alle prese con la stessa pandemia, l’economia italiana dovrà attrezzarsi come fosse un’economia di guerra, quindi produzione interna e riconversione delle industrie.

La riconversione delle industrie

Non tutto, sia chiaro: non si parla di costruire armi e carri armati al posto di tondini e automobili. Si ragionerà in particolare alla necessità di produrre in loco i dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, o anche supporti medici al servizio degli operatori sanitari (dalle valvole per i respiratori ad altra strumentazione che serve in ospedale).

Il picco dei contagi potrebbe essere atteso entra questa settimana. Poi tutti sperano cominci a calare. Ma non c’è niente di sicuro: sono diversi i modelli matematici che hanno elaborato proiezioni diverse. Appena oltremanica, dalla Gran Bretagna, fanno sapere che l’epidemia da Coronavirus potrebbe durare anche un anno, fino alla prossima primavera. 

Il dato nazionale conferma la crescita in tutto il Paese. E’ da due giorni che la provincia di Brescia è quella in cui si registrano più nuovi casi: in tutta Italia sono 31.506 i casi positivi dall’inizio dell’epidemia, con 2.503 morti. Nella sola giornata di martedì 17 febbraio si sono registrati 2.989 nuovi contagi, il numero più alto da quando tutto è cominciato, e ancora 345 morti (più di 60 solo nel Bresciano).

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Controlli sulle strade: in un giorno 8.000 denunce

In una sorta di nuova economia di guerra, sarà guerra anche a chi non rispetta le norme. In queste ore è stata modificata l’autocertificazione per gli spostamenti: ora è obbligatorio dichiarare di non essere positivi al Coronavirus e nemmeno in quarantena per potersi muovere. Lo si può fare, ricordiamo, solo per motivi di stretta necessità: lavoro, acquisto di beni di prima necessità, motivi di salute, per assistenza a familiari o parenti malati. La Regione Lombardia ha registrato il 60% degli spostamenti in meno rispetto alla vita che facevamo prima: sono ancora troppi. In tutta Italia, solo lunedì, le forze dell’ordine hanno effettuato più di 170mila controlli sulle strade: 8mila i sanzionati e denunciati, circa il 5% del totale. 
 

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