Mercoledì, 22 Settembre 2021
Coronavirus

Tachicardia e fibrillazione atriale: così il coronavirus danneggia anche il cuore

Lo studio del Civile di Brescia per svelare i rischi e le conseguenze che il Covid-19 può avere sul cuore dei pazienti infetti

Foto di repertorio

L'infezione da coronavirus, nella sua forma più violenta, rischia di danneggiare anche il cuore: le palpitazioni sono spesso il primo sintomo lamentato dai pazienti, e tachicardia e fibrillazione atriale rappresentano (soprattutto tra i ricoverati in terapia intensiva) la complicanza più frequente dopo la sindrome da distress respiratorio acuto.

L'aritmia cardiaca come conseguenza del Covid-19, con l'ipotesi che possa provocare anche danni permanenti: è questo l'oggetto di studio della nuova ricerca “1.000 rimi del cuore” avviata da qualche settimana al Civile di Brescia, supportata dalla Fondazione Spedali Civili.

Gli obiettivi dello studio bresciano

L'obiettivo dell'indagine è determinare la prevalenza di aritmie sintomatiche e asintomatiche nei pazienti dimessi dalla Cardiologia e colpiti dal Covid-19: “Ma anche stimare i pazienti con fibrillazione atriale, che prima di quel momento non era stata individuata o trattata, e la caratterizzazione completa di tutte le aritmie cardiache rilevate durante il monitoraggio”, spiega Antonio Curnis, responsabile del laboratorio di Elettrofisiologia del Civile.

Per farlo i pazienti sono stati dotati con un holter in grado di misurare, per 24 ore, anche la pressione sanguigna e le apnee notturne. Nel dettaglio, si tratta di dispositivi RootiCare: sono stati acquistati grazie alla Fondazione.

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