Coronavirus, il 4 maggio non è "liberi tutti": dal lavoro allo sport, che cosa può succedere

Che cosa succederà dal 4 maggio? Non un "liberi tutti". Brusaferro (Iss): "No a grandi assembramenti in spazi ristretti né al chiuso né all'aperto". E' ragionevole pensare che la "scaletta" delle riaperture prevederà prima le imprese. Sì allo sport fuori casa, da soli

Foto d'archivio

Coronavirus, il 4 maggio non è "liberi tutti": dal lavoro allo sport, che cosa può succedere

Il premier Giuseppe Conte ha annunciato che la fase 2 dovrebbe "ragionevolmente" partire il prossimo 4 maggio. Non si tratta di un annuncio ufficiale. Ma anche quando ci sarà una data ufficiale, non sarà in ogni caso un "liberi tutti"; col virus dobbiamo convivere e lo dovremo fare almeno per un po' di mesi, se non anni: serve un lavoro di preparazione ed è necessario fare di tutto per scongiurare una seconda ondata di contagi che sarebbe più devastante della prima. Che cosa succederà dunque tra 13 giorni, concretamente? Siamo nel campo delle ipotesi, ma proviamo a capire cosa è ragionevole attendersi.

"A partire dal quattro maggio si può iniziare a rilassare alcune misure, misurare ciò che avviene e fare un passettino in più settimana dopo settimana monitorando sempre ciò che succede. Rimane però il dato che grandi assembramenti in spazi ristretti, chiusi o all'aperto, sono una realtà che non possiamo immaginare consentita". Lo sostiene Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici". "Siamo in una fase di controllo della circolazione del virus e questo è un dato positivo. Lo sforzo dei cittadini sta dando i suoi risultati. Ora dobbiamo affrontare un'altra fase altrettanto delicata e difficile, ma che è quella di cambiare un po' le nostre vite e con cautela, passo dopo passo, provare a ripartire nei singoli settori. Per trovare un modo di convivere con questa infezione facendo sì che circoli il meno possibile", ha aggiunto.

Per Brusaferro "l'obiettivo finale sarà quello di avere il vaccino e di immunizzare tutti i cittadini. Dobbiamo muoverci passo dopo passo cercando di capire la nostra capacità di rispettare le regole e di monitorare quanto sta avvenendo. Dobbiamo esser certi che non aumentino in modo significativo i nuovi casi. Dobbiamo cambiare le nostre vite, mantenere sempre quel tipo di distanziamento, tra noi e gli altri, nella vita che andremo a riprendere. Dovremo tutti passo dopo passo provare a fare dei piccoli sforzi per cambiare il nostro modo di vivere. E poi valutare se quello che stiamo mettendo in atto non comporti un aumento significativo di nuovi casi".

E' ragionevole pensare che la "scaletta" delle riaperture prevederà prima le imprese, secondo un piano che contemperi la tutela della salute e le esigenze della produzione, magari alcune categorie di negozi e solo in seguito bar e ristoranti. L’ingresso nei negozi sotto i 40 metri quadrati potrebbe essere consentito a una persona per volta onde evitare i contatti stretti. Per non parlare poi delle attività ricreative per eccellenza, come concerti, eventi sportivi, cinema, discoteche, palestre. Non siamo nemmeno vicini al momento in cui queste ultime attività torneranno a fare parte della nostra quotidianità. Per quel che riguarda i trasporti, si ragiona sull’apertura stabile delle zone a traffico limitato per alleggerire la rete di bus e metropolitane, e ci dovranno essere degli accessi limitati sui mezzi pubblici: sarà complicatissimo. Sui trasporti occorre "immaginare una distribuzione degli orari tale da evitare che ci siano orari di punta. Sappiamo - spiega Brusaferro ad Agorà sui Rai3 - che gran parte delle persone si muove in determinate fasce orarie soprattutto nelle grandi città. Questi affollamenti non ci consentono di garantire un contenimento della diffusione del virus. Quindi bisognerà riorganizzare i mezzi pubblici ma anche gli orari di accesso ai posti di lavoro, spalmandoli su fasce orarie molto più ampie".

Sarà probabilmente inserita nel prossimo decreto la ripresa dell'attività fisica e sportiva all'aperto anche lontano da casa, sempre con il rispetto delle distanze di sicurezza (non è chiaro se sarà obbligatoria la mascherina). Se "ragionevolezza" sarà la parola d'ordine, scomparirebbe il limite dei 200 metri dalla propria residenza. Qualhe giorno fa il viceministro della Salute, Pieparpaolo Sileri, ha spiegato che "dobbiamo dare maggiore libertà di movimento ai cittadini e la soluzione possibile è tiene conto anche del senso di responsabilità delle persone. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha già applicato questa regola e mi sembra che sia ragionevole".  Conte ha anche parlato di "peculiarità territoriale", e ciò starebbe a significare che il calendario non sarà scandito solo dalla tipologia dell’attività, ma anche dal luogo: è possibile - non certo - che per la ripartenza il governo individuerà delle macro aree all’interno delle quali spostarsi, che magari coincideranno con i confini delle regioni.

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