Convivere con il coronavirus: la proposta degli esperti per riaprire l'Italia

Un documento firmato da numerosi virologi ed epidemiologi fissa i paletti necessari per riaprire gradualmente il Paese, "gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia"

Convivere con il coronavirus: la proposta degli esperti per riaprire l'Italia

Convivere con il Covid-19. Sì, ma come? Con i numeri dei contagi che scendono molto lentamente si fa sempre più strada l’ipotesi che il coronavirus sia qui per "restare". In altre parole dovremo abituarci al pericolo e comportarci di conseguenza, almeno finché non arriverà un vaccino o una cura efficace. Che fare quindi? Riaprire tutto (o quasi tutto) anche se l’epidemia è ancora nel suo pieno? O prolungare il lockdown per altre settimane se non addirittura mesi rischiando di mandare a ramengo centinaia di migliaia di posti di lavoro? E ancora: se gli unici dati che abbiamo non sono "affidabili" come è stato più volte detto e ripetuto, come facciamo a sapere quando saremo pronti a riaprire? E come sarà, nel concreto, la "fase due" di cui tanto si parla ma di cui non si ancora nulla?

Coronavirus, una proposta "scientifica" per riaprire l'Italia

Ad alcune di queste domande prova a dare risposta un documento firmato da numerosi esperti tra cui da Roberto Burioni, Filippo Anelli (Fnomceo), Pier Luigi Lopalco dell'Università di Pisa e Presidente Società Italiana di Virologia. Il documento si chiama: 'Convivere con Covid-19: proposta scientifica per riaprire l'Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia' ed è stato pubblicato in forma estesa su Medical Facts.

La premessa degli studiosi è che, al pari di altre epidemie, anche quella in atto  "dovrebbe arrivare a un plateau sia come numero di nuovi casi, che come numero di morti per giorno, e poi calare abbastanza rapidamente nel giro di alcune settimane". Insomma, gli esperti confidano che a breve ci sarà una diminuzione importante del numero di decessi e dei tamponi positivi. Nel frattempo, per non farci trovare impreparati, bisogna iniziare a discutere "sulle strategie sanitarie a medio-lungo termine".

Quando potrà iniziare la "fase due"?

La strategia che stiamo sperimentando, ammettono i firmatari del documento, non sembra infatti "essere sostenibile per più di alcune settimane". Tradotto: non si può restare a casa per sempre. Secondo gli autori della proposta, la fase due potrà iniziare "non appena si osserveranno due-tre settimane di un trend stabile verso un numero molto basso di contagi e morti". Insomma, se i contagi dovessero diminuire drasticamente nei prossimi giorni, è ancora possibile una riapertura nella prima decade di maggio. In caso contrario sarebbe un azzardo.

Tre fattori da valutare

Il virus tuttavia non scomparirà del tutto. Ci sarà invece una "transizione dalla fase ‘pandemica’ di COVID-19 a quella 'endemica'".  "Dal punto di vista scientifico - spiegano i firmatati del documento -, ci sono almeno tre fattori chiave che possono contribuire allo scenario che prevede una prossima fine per la fase 'acuta'dell’epidemia".

  1. Il primo fattore, si legge, "è l’isolamento individuale e il distanziamento sociale (oltre alle misure di igiene individuale)".
  2. Il secondo fattore, "tutto da valutare, è lo stabilirsi di immunità naturale verso COVID-19 in una parte importante della popolazione".
  3. Il terzo fattore, "anch’esso da confermare, ma presumibilmente importante, è la stagionalità, che sappiamo valere per gli altri virus respiratori, compresi i coronavirus, che prediligono la stagione invernale".

Test e analisi sierologiche a campione (e da subito)

Dei tre fattori tuttavia solo l’immunità naturale, la cui efficacia tuttavia "non è ancora nota e dovrà essere monitorata nel tempo" potrebbe proteggerci contro il ritorno del virus. Per valutare l’efficacia di questi tre fattori contro la diffusione del virus gli esperti propongono di campionare "in modo statisticamente rilevante la popolazione generale nelle varie aree geografiche del Paese" sia attraverso i tamponi diagnostici che "tramite analisi sierologiche". Le analisi per la ricerca di anticorpi, si legge, dovrebbe "essere iniziata il più presto possibile mediante studi sierologici a campione in soggetti asintomatici".

Una struttura di monitoraggio per tenere sotto controllo i focolai

La proposta: "Per tornare gradualmente alla nostra vita di sempre – spiegano gli esperti -, proponiamo la creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile, Mrf, dell'infezione da Sars-CoV-2 e della malattia che ne consegue (Covid-19) e, possibilmente, in futuro, di altre epidemie".

Questa nuova struttura, "con chiare articolazioni regionali", dovrà operare sotto il coordinamento di Protezione Civile (PC) e Ministero della Salute (MinSan) e possedere alcune caratteristiche generali. Ne riassumiamo alcune:

  • Capacità e risorse "per poter eseguire un altissimo numero di test sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica";
  • Una struttura di sorveglianza presso l’Istituto Superiore di Sanità che sia in grado di analizzare i dati che arrivano dai laboratori in tempo-quasi reale.
  • Centri periferici di monitoraggio a diffusione capillare sul territorio per rilevare "precocemente ogni segnale di accensione di focolai epidemici".
  • "Mandato legale di proporre in modo tempestivo e possibilmente vincolante provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus, tra cui forme di isolamento sociale (sospensione di attività, eventi sportivi, scuole, ecc...); gestione di infetti e contatti (implementata anche attraverso l'uso di appropriate tecnologie come smart phones, apps, etc come già sperimentato a Singapore ed in Corea), potenziamento di specifiche strutture sanitarie".

Insomma, si tratta di creare una struttura con tante antenne che grazie all’uso della tecnologia e a una presenza capillare sul territorio sia in grado di captare l’emergere di nuovi focolai prima che l’epidemia diventi nuovamente incontrollabile. E che abbia capacità e risorse di prendere le dovute contromisure con tempestività. 

Limitare il rischio a scuola e nei luoghi di lavoro

"Il rafforzamento del sistema sorveglianza-risposta a livello sanitario",  si legge ancora nel documento, "dovrà essere accompagnato da un piano complessivo di limitazione del rischio di attivazione di focolai epidemici nei luoghi di lavoro e nel sistema educativo scolastico. Tale piano dovrà prevedere una profonda ristrutturazione delle procedure e delle attività, che dovranno essere ridisegnate al fine di limitare la diffusione di virus respiratori".

Convivere con il coronavirus: la proposta degli esperti per riaprire l'ItaliGli studiosi sottolineano che il percorso sin qui descritto è a loro avviso "ragionevole" dal punto di vista epidemiologico e virologico, ma la "valutazione economica e normativa" esula dallo scopo della proposta.

Qui è possibile leggere la versione estesa del documento.

I firmatari

Roberto Burioni

Professore Ordinario Università Vita e Salute San Raffaele, Milano

Direttore Scientifico Medical Facts

Filippo Anelli

Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO)

Arnaldo Caruso

Professore Ordinario Università di Brescia

Presidente Società Italiana di Virologia (SIV)

Andrea Cossarizza

Professore Ordinario e Vice-Preside di Facoltà, Università di Modena e Reggio Emilia

Presidente International Society for the Advancement of Cytometry (ICAS)

Giuliano Grignaschi

Professore Università Statale di Milano

Presidente Research for Life

Giovanni Leoni

Vice-Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO)

Pier Luigi Lopalco

Professore Ordinario Università di Pisa

Presidente Patto Trasversale per la Scienza

Alberto Oliveti

Presidente Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Medici (ENPAM)

Guido Poli

Professore Ordinario Università Vita e Salute San Raffaele, Milano

Silvestro Scotti

Segretario Generale Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG)

Marcello Tavio

Direttore Malattie Infettive Ospedale Torrette di Ancona

Presidente Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali

Guido Silvestri

Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Patologia Emory University, Atlanta


 

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