Coronavirus resterà una malattia endemica: "Andrà trattata come un'influenza"

"Non serve più contabilizzare i Covid positivi, ma i tamponi ai medici andavano fatti fin da subito". L'intervista a Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di famiglia: "Occorre definire nuovi protocolli in capo ai medici di famiglia, e meno burocrazia"

Coronavirus resterà una malattia endemica: "Andrà trattata come un'influenza" | Intervista Silvestro Scotti Fimmg"In Lombardia ogni medico condotto ha in media 30 pazienti potenzialmente Covid in isolamento in attesa di tampone, attesa che fino al risultato può durare anche 7 giorni, ma se il sintomatico resta in isolamento intanto i familiari possono andare a far la spesa, o al lavoro. La stima è che vi siano 700mila potenziali positivi a spasso". I numeri che affida a Today il Dottor Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale della federazione italiana dei medici di famiglia, gettano una nuova luce su un iceberg che il consueto bollettino della protezione civile riuscirebbe a rilevare solo in minima parte. 

Coronavirus, attese anche di 7 giorni per i tamponi: la denucia

La crepa dei protocolli con cui si sta gestendo dal 31 gennaio scorso l'emergenza coronavirus emerge giorno per giorno in tutta la sua preoccupante complessità. Nel corso di questi mesi gli italiani hanno imparato che il nuovo virus arrivato da Wuhan (probabilmente via Monaco di Baviera) è altamente contagioso e che solo una parte delle persone infette mostrano sintomi, una parte consistente in maniera talmente leggera da non catturare l'attenzione, risultando invisibili alle statistiche ufficiali ma finendo per diventare portatori del virus. Ci sono poi gli oltre 80mila pazienti registrati Covid positivi dai tamponi rinofaringei che ad oggi hanno garantito basi alle discussioni sulla letalità della patologia. Il dato delle vittime sul totale dei contagiati appare cosi apparentemente fuori scala rispetto ai dati della Cina, ma come stanno facendo notare i sindaci della provincia di Bergamo coglie solo per difetto i morti causati dall'epidemia di coronavirus: "A Bergamo, dall’1 al 24 marzo, i decessi dei residenti sono stati 446: 348 più della media degli ultimi anni (98). I decessi ufficialmente dovuti a Covid19 nel periodo sono 136. Ce ne sono 212 in più. Con una mortalità all’1,5-2%, i contagiati in città sarebbero tra 17 e 23mila", scrive su Twitter il primo cittadino del capoluogo orobico.

Partiamo da qui per capire la denuncia che il sindacato dei medici di famiglia ribadisce ai nostri colleghi di Today.it. "Occorre cambiare i paradigmi con cui il nostro paese sta affrontando questa emergenza", ci spiega Silvestro Scotti

Coronavirus, un cambio di paradigma

Signor Segretario, è evidente che l'Italia si sta trovando al centro di un'emergenza che forse poteva essere gestita in maniera diversa. Ci siamo fatti trovare impreparati? C'è qualcosa di sbagliato nel modello della sanità lombarda come denunciato dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori?

"In condizioni normali è un modello altamente efficiente, ma quando si sposta sul piano di igiene pubblica i nodi sono saltati al pettine. Nel 2015 la Regione ha scelto di smontare il sistema dei distretti territoriali per adottare quello delle Ats, le agenzie di tutela della salute. Il modello (nato con l'amministrazione Maroni, già erede di quella di Formigoni, ndr) finisce con l'accentrare sugli ospedali alcune delle forme di presidio del territorio che prima erano compito dei medici condotti. Un modello che ha dovuto prendersi carico della gestione di un'epidemia". 

Ci spieghi meglio...

"La contumacia e il processo burocratico che è stato messo in piedi. Le faccio una domanda: a chi spetta il controllo delle persone poste in quarantena? Se un paziente chiama il proprio medico accusando sintomi di infezione da coronavirus il medico di famiglia gli chiede di autoisolarsi. Ma non essendo un ufficiale di polizia sanitaria può solo redigere una scheda qualora il paziente riveli di esssere un contatto stretto di un paziente Covid. La scheda viene poi inviata al dipartimento di igiene pubblica della azienda sanitaria competente sul territorio. Il dipartimento attiva allora un proprio medico che in qualità di ufficiale sanitario contatta nuovamente il paziente sospetto Covid (che vale la pena ricordarlo, non ha ancora effettuato il tampone, ndr) per sottoporlo ancora una volta alla scheda di valutazione dei sintomi. L'autorità sanitaria appurati i sintomi attiva la sorveglianza sanitaria per 14 giorni. A questo punto ricontatta il medico di famiglia che ricontatta il paziente e che redige il certificato medico da presentare all'Inps (la quarantena vale come periodo di malattia, ndr). A questo punto si attiva il medico dell'Inps che deve certificare la malattia".

Un bizantinismo degno dell'Italia...

"Ma non è finita. Prendiamo l'ipotesi, per fortuna maggioritaria, che il paziente possa guarire in isolamento domiciliare senza che il medico di famiglia debba richiedere il trasferimento in ospedale per il supporto alla respirazione (attualmente non esiste un protocollo di cure, e sostanzialmente è il sistema immunitario che debella l'infezione. Solo nei casi più critici si ricorre a farmaci sperimentali. Ndr). Chi può certificare la guarigione di quel paziente? E se tornasse al lavoro rischiando di contagiare i colleghi? E nel frattempo i familiari che vivono con un sospetto Covid -ma non certificato- possono continuare a recarsi al supermercato? Oppure al lavoro?".

Quali sono le possibili soluzioni?

"La soluzione cinese: hospice attrezzati in cui trasferire i pazienti Covid positivi, e la quarantena dei familiari che potranno ricevere un supporto a domicilio dei beni di prima necessità. Vede bene che non si tratta di un sistema che può reggere se fa capo solo agli ospedali. I medici di famiglia devono tornare ad essere ufficiali sanitari per poter gestire in prima linea il supporto ai malati, e non solo fornendo cure palliative come avviene ora".

E fare più tamponi?

"I tamponi sono ormai inutili, ora servono a proteggere solo i sanitari, cosa che ovviamente andava fatta prima per evitare che dovessimo assistere a questa Spoon River di camici bianchi che coinvolge in larga parte medici di famiglia (Qui l'elenco dei medici vittime dell'epidemia di coronavirus). Ancora oggi le Asl non forniscono a noi che siamo in prima linea idonei strumenti di protezione, dispositivi chirurgici. Abbiamo dovuto comprarci da soli occhiali protettivi e mascherine, quando ne troviamo. Dobbiamo renderci conto che la Covid resterà come malattia endemica. Per questo occorre attrezzare il nostro sistema sanitario per alleggerire la gestione ospedaliera che, purtroppo, deve farsi carico anche di tutte le altre patologie che non sono sparite dall'oggi al domani. Occorre implementare il trattamento domiciliare, ed evitare il blocco della gestione amministrativa che, come abbiamo visto prima, è notevolmente farraginosa. Occorre pertanto definire nuovi protocolli e adottare un criterio diagnostico clinico: già oggi la maggior parte delle sintomatologie riscontrate sono riferibili a pazienti Covid, e andrà trattata come una influenza, in attesa che si trovi una cura e un vaccino". 

Coronavirus, le ultime notizie

Nota a margine: oggi sono stati autorizzati in Italia i farmaci antimalarici a base di clorochina e idrossiclorochina. Come si legge in Gazzetta Ufficiale sono a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale per il trattamento dei pazienti affetti da infezione da Sars-CoV2.

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Un fly-through in realtà virtuale che mostra l'entità del danno ai polmoni (giallo) di COVID-19 in un paziente 55enne. Fonte Dr. Keith Mortman, George Washington University Hospital.


 

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