Covid-19, la Lega chiede di indagare Del Bono per San Faustino. Lo fa mentendo

I sindaci bresciani della Lega chiedono che "la magistratura apra al più presto un’inchiesta" su San Faustino, perché Fontana "aveva chiesto di chiudere tutto". La fiera è del 15 febbraio, il primo caso di Codogno il 21. Poi arriva la marcia indietro, ma niente scuse

18 aprile: il sindaco Del Bono al 147esimo Anniversario di fondazione del Corpo della Polizia Locale di Brescia

“Siamo preoccupati per il sindaco Del Bono e per le sue affermazioni deliranti. Il primo cittadino si scaglia contro Regione Lombardia dicendo di aver lasciato il territorio bresciano a gestire da solo l’emergenza, quando invece dovrebbe prendersela con i suoi colleghi di partito che sono al Governo. Se Del Bono vuole prendersela con qualcuno chiami i suoi amici a Roma e li solleciti a stanziare soldi, non briciole, per i Comuni, completamente abbandonati a loro stessi nella gestione di questa grave emergenza. Infine, ringraziamo Del Bono per non aver rinunciato agli introiti della fiera di San Faustino, quando il Governatore della Regione Lombardia aveva chiesto di chiudere tutto. Quando si dice ‘predicare bene e razzolare male’. A tal proposito auspichiamo che la magistratura apra al più presto un’inchiesta per far luce su questa vicenda”.

L'attacco frontale a Emilio Del Bono arriva in un comunicato dai sindaci bresciani leghisti. Un attacco che si basa però su una falsità (non ci sono altre parole per dirlo): al 15 febbraio non era mai stata emanata alcuna comunicazione ufficiale da parte della Regione che chiedesse al sindaco di Brescia, né tantomeno ad altri sindaci della nostra provincia, di sospendere appuntamenti pubblici a causa del Coronavirus. Il segretario provinciale della Lega, Alberto Bertagna, a seguito delle polemiche fa marcia indietro, parlando di forma sbagliata ma "quel che conta è la sostanza", dice al Giornale di Brescia. Insomma, per Bertagna "non c'è nulla di illegittimo" in quanto fatto da Del Bono, a differenza di quanto scritto poche ore prima nel comunicato. E tale non poteva essere, visto che all'epoca non esisteva direttiva alcuna in proposito né della Regione né del Governo, visto che nessuno sapeva che il virus fosse arrivato in Lombardia: il primo caso di Codogno è del 21 febbraio.

C'è poi una riflessione da fare, che valga sia per i politici di sinistra sia per quelli di destra. Per una volta si potrebbe fare anche autocritica, vista la situazione eccezionale, invece che ringhiarsi addosso a vicenda. Il caso della gestione dell'emergenza in Lombardia è emblematico, come è emblematico lo scarica barile di Fontana sulle Ats, riguardando la delibera sui malati Covid nelle Rsa (i cui dati sui contagi nelle case di riposo, rapportati con altre regioni, parlano da soli). Il nostro giornale ha lodato, con diversi articoli e inchieste, la gestione della giunta Zaia in Veneto, una giunta a direzione leghista. Schierarsi per logiche di partito davanti a migliaia di morti, nostri concittadini, è aberrante e - soprattutto - non ci aiuterà a superare questo momento così drammatico.

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