"Papà è morto 3 giorni dopo mamma, a me nessun tampone": il dramma di Cristian

Il doppio dramma di Cristian Toti. Il 43enne, originario di Castelcovati, in tre giorni ha perso entrambi i genitori. La chiamata dell'Ats, e la quarantena fiduciaria, è arrivata una settimana dopo il decesso - per coronavirus - della mamma. Nonostante il 43enne abbia avuto la febbre e altri sintomi del Coronavirus, non è mai stato sottoposto al tampone

Rosanna Gualtieri e Giovanni Toti il giorno delle nozze

Sua madre se n'è andata, stroncata dal Coronavirus, lo scorso 23 marzo in un letto dell'ospedale Poliambulanza. Tre giorni dopo è morto anche suo padre, ricoverato (al Città di Brescia) quando le condizioni erano già disperate. Un decesso che ufficialmente non è stato causato dal Covid-19 (i tamponi erano negativi) ma da un improvviso ictus. A casa di Cristian Toti, come accaduto a molte altre famiglie, nessun test a tappeto. "Io ho pure avuto la febbre e la tosse per diversi giorni, ho chiamato il mio medico, ma mi ha detto di stare tranquillo e che non c'era bisogno di fare il tampone", è la testimonianza del 43enne nato e cresciuto a Castelcovati.

Il 23 marzo scorso ha ricevuto la chiamata dal reparto Covid della Poliambulanza: "Sua madre non ce l'ha fatta, mi hanno detto - ricorda il 43 enne -. Me lo aspettavo, perché quando è stata portata via dall'ambulanza, lo scorso 17 marzo, aveva già praticamente perso i sensi. Ci ho messo tre ore per riuscire a parlare con un operatore del 112 - il resto del tempo sono rimasto in attesa al telefono - e quando sono arrivati i soccorsi lei non rispondeva praticamente più agli stimoli. Il 21, dopo diverse settimane che papà stava malissimo, tanto che non era più autosufficiente, sono riuscito a fare ricoverare anche lui. L'hanno portato al Città di Brescia, ma fin da subito i medici mi hanno dato pochissime speranze. È morto tre giorni dopo la mamma, ma era risultato negativo a ben 2 tamponi."

Lei, Rosanna Gualtieri, aveva solo 64 anni: in passato aveva lottato contro un tumore al senso e aveva problemi cardiaci. Lui, Giovanni Toti, aveva 71 anni e in paese lo conoscevano e stimavano tutti, tanto da organizzare - dopo la sua scomparsa - una raccolta fondi a suo nome in favore della casa di riposo. Ex carpentiere in pensione, era stato per decenni presidente dell'Aido, oltre che volontario dell'Avis e della Protezione Civile. Anche lui affetto da altre patologie, era stato il primo ad ammalarsi, lo scorso 12 marzo. È a quel punto che Cristian ha lasciato moglie e figli a Calcio per precipitarsi a Castelcovati e occuparsi del padre: "Era confuso, non presente a sé stesso, aveva anche qualche linea di febbre, ma gli operatori dell'ambulanza mi hanno detto che era meglio tenerlo a casa. La situazione è precipitata in una settimana: non si alzava più dal letto, non mangiava e un certo punto non apriva più nemmeno gli occhi. Solo allora sono riuscito a farlo ricoverare, ma probabilmente era ormai troppo tardi."

Una doppia tragedia familiare che imporrebbe il massimo del monitoraggio da parte delle autorità. Invece, paradosso inaccettabile, il 43enne Cristian resta solo nella casa colma dei ricordi e delle foto che ritraggono i momenti felici dei genitori appena scomparsi, ma passano parecchi giorni prima che riceva una chiamata da parte di Ats. Nessun indicazione sul dà farsi, o sul comportamento da tenere. Cristian si è affidato al buonsenso.

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"La mamma è morta il 23, io sono stato contattato il 31 marzo e solo da quella data sono stato messo in quarantena fiduciaria. Oltre a me anche due sorelle della mamma, che avevano avuto contatti con lei prima che si aggravasse, sono state sottoposte all'isolamento. È stata la prima ed ultima chiamata ricevuta. Per oltre 25 giorni sono rimasto solo in una casa dove ogni angolo mi ricordava mamma e papà - conclude Cristian -. Ho dovuto mettere via le loro cose e occuparmi della chiusura dell'abitazione. Le faccende mi tenevano impegnato: i volontari della Protezione Civile mi portavano la spesa. È stato davvero devastante."

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