Vigile del Fuoco lotta contro il Coronavirus: "Ha visto i suoi compagni di stanza morire"

La storia di Pasquale Rossetti, 55enne di Castel Mella sopravvissuto al Coronavirus.

Pasquale Rossetti

Il pompiere paura non ne ha: così recita l'inno dei vigili del fuoco. Chissà quante volte questa frase è risuonata nella mente di Pasquale Rossetti, 55enne vigile del fuoco volontario della sezione di Lumezzane. Quasi un mantra da ripetere durante ognuno degli infiniti minuti trascorsi in un letto dell'ospedale Civile di Brescia, inalando aria dalla maschera Cpap perennemente incollata sul volto. Di quel respiratore, a cui deve la vita, porta ancora i segni, come fossero una ferita di una guerra.

Da quasi un mese il 55enne di Castel Mella, solitamente in prima linea per salvare la vita degli altri, ha dovuto combattere per sé stesso e per la propria famiglia. Giornate interminabili e solitarie in cui ha sperimentato la paura, perché il Covid -19 sbriciola certezze e coraggio.

"Non potevamo parlare con lui - racconta la moglie Giusy, che è a casa in quarantena dall'inizio di marzo -, faticava a respirare, figuriamoci a parlare. Per una settimana intera non ho sentito la sua voce. Ci tenevamo in contatto attraverso i messaggi: io cercavo di infondergli più coraggio che potevo, di rassicurarlo ricordandogli che aveva vinto sfide più importanti, facendogli presente tutte quelle volte che era uscito per fronteggiare emergenze e spegnere pericolosi incendi. Ma lui era, comprensibilmente, molto spaventato: ha visto due sui compagni di stanza morire, se ne sono andati uno dopo l'altro. Anche il medico che lo seguiva mi ha confessato che un giorno gli aveva chiesto se avesse potuto farcela. Tutta l'équipe che lo ha seguito, ad iniziare dal dottor Pozzi, è stata davvero fantastica: noi eravamo lontani, come la sua seconda famiglia (quella dei Vigili del Fuoco di Lumezzane, ndr) e loro lo hanno sostenuto psicologicamente, oltre che curato nel migliore dei modi possibili".

E Pasquale è riuscito a lasciarsi alle spalle il periodo più complicato: "La lastra ai polmoni non dà segni di miglioramento, ma dopo quasi un mese finalmente ha abbandonato il ventilatore polmonare. Il medico ci ha detto che ha scalato la montagna ed ora è in procinto di cominciare la discesa, che non si sa quanto durerà: ma finalmente vediamo la luce in fondo al tunnel. Siamo stati davvero fortunati: Pasquale è stato il terzo caso a Castel Mella e le prime due persone contagiate sono morte."

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Ci sono stati giorni davvero drammatici in cui Giusy ha temuto di non rivedere più il marito: "Durante una chiamata con il medico, che mi ha sempre tenuta aggiornata sulle condizioni di Pasquale, ho chiesto se ci fosse stato posto per lui in terapia intensiva. Volevo conoscere la verità: ho due figli adolescenti a casa, a cui ripetevo continuamente che le condizioni del padre erano gravi, ma che ce l'avrebbe fatta. Ma se non fosse andata così avrei dovuto prepararli al peggio. Per fortuna il dottore mi ha rasserenata, dicendomi che se le condizioni fossero precipitate ci sarebbe stato posto per mio marito in terapia intensiva. Mi ha dato speranza e io ho trasmesso tutta questa fiducia a Pasquale. Anche i suoi colleghi del distaccamento di Lumezzane ci sono stati molto vicini e hanno sempre sostenuto sia me che Pasquale. Questo enorme affetto è stato fondamentale per lui, ma anche per me: leggere e rispondere ai messaggi, facendo da segretaria a mio marito che non poteva rispondere, mi ha permesso di distrarmi e di non pensare continuamente al peggio."

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