Marito guarito dal Coronavirus, la moglie scopre per caso di essere contagiata

L'ennesima denuncia del mancato monitoraggio dell'epidemia arriva da Calcinato. una 73enne ha scoperto per puro caso di avere il Coronavirus: non le è mai stato fatto un tampone, nonostante a marzo il marito fosse stato ricoverato per una polmonite da Covid

Foto di repertorio

Prima il padre, poi i timori per la sua bimba, ora la madre. L'incubo Coronavirus per Lucia sembra non finire mai, come la quarantena. E, come già successo lo scorso marzo, quando ha dovuto prendersi cura del padre - un 77enne cardiopatico dimesso con una polmonite da Covid e un versamento pleurico - deve affrontare la situazione con le sue forze. Perché la gestione della Fase 2, almeno in Lombardia, non è molto diversa e meno catastrofica di quella della Fase 1. Monitoraggio e analisi restano parole nel vento, seppure siano le uniche armi note per contenere la diffusione del contagio.

Una storia che tristemente si ripete, quella del mancato controllo sui familiari di malati (ed ex malati) Covid. Mancanze e ritardi che ci saremmo augurati di non dover più raccontare in questa fase di forzata convivenza con il virus che ancora circola nel nostro territorio. Quanto accaduto alla mamma di Lucia è l'ennesima prova.

Dopo aver curato il marito contagiato dal Coronavirus, la donna - una 73enne di Calcinato - non è mai stata sottoposta ad un singolo test da parte di chi di dovere (l'Ats): era stata messa in quarantena a marzo dopo le dimissioni dall'ospedale del marito, ma finito il periodo di isolamento era tornata alla routine quotidiana. Peccato che a sua insaputa, visto che non ha mai manifestato alcun sintomo, fosse positiva al Covid-19. Lo ha scoperto per puro caso qualche giorno fa, proprio accompagnando la nipotina di 8 anni in ospedale, alla Poliambulanza di Brescia. La piccola aveva la febbre alta da giorni e la pediatra aveva caldamente suggerito di portarla al pronto soccorso per fare un tampone. La madre Lucia non poteva accompagnarla, dato che si trovava in sorveglianza sanitaria obbligatoria in attesa dell'esito del suo test per vedere se avesse o meno l'infezione, così è andata la nonna.

"Come vuole la prassi anche mia madre è stata sottoposta al tampone: mentre quello di mia figlia era negativo, il suo era risultato positivo. Ne fanno un altro, di verifica, e anche quello ha dato lo stesso esito. Non avendo alcun sintomo non era necessario ricoverarla e l'hanno mandata a casa, dicendole che non poteva prendere né taxi, né mezzi pubblici e non poteva rientrare con mia figlia, dato che era contagiosa. Assurdo: in poche ore abbiamo dovuto organizzarci per riuscire a portare a casa entrambe, ma separatamente. E poi abbiamo dovuto predisporre tutto affinché lei vivesse separata da mio papà, ma nella stessa casa", racconta Lucia.

Poche ore dopo il rientro a casa della madre, Sonia riceve l'esito del suo tampone: "Era negativo, ma l'Ats mi ha di nuovo messa in quarantena fino al 13 giugno, perché ho avuto contatti con mia madre la mattina in cui ha portato la piccola in ospedale - continua Lucia -. Per mio papà invece niente isolamento domiciliare: Ats ci ha spiegato che i contatti posteriori all'esito del tampone non vengono più considerati. Non ci vedo molta logica in tutto ciò e sono molto preoccupata: se dovesse arrivare una seconda ondata e le gestiscono in questa maniera, si verifica una seconda strage."

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Timori più che fondati, quelli di Sonia. Perché la regola delle tre T (testare, tracciare, trattare) in Lombardia non è mai stata seguita e tra pochi giorni si riaprono i confini regionali. Una domanda sorge spontanea: quanti possibili positivi asintomatici ci sono nella nostra provincia? Una risposta, purtroppo, non l'avremo mai. Resta una sola speranza a cui aggrapparsi, data la conclamata malagestione regionale dell'epidemia, quella che il virus - come sostengono alcuni virologi - abbia perso intensità o che addirittura, come ha dichiarato Alberto Zangrillo, "dal punto di vista clinico non esista più".

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