"Il Coronavirus era a Brescia già a ottobre, il prossimo autunno ritornerà"

Lo studio del professor Pasquale Mario Bacco e della sua équipe. Già dall'inizio di febbraio, a Brescia il 49% delle persone che si era sottoposto al test sierologico risultava aver sviluppato gli anticorpi per combattere l'infezione. Nell'80% dei casi si trattava di immunoglobuline G, quindi la malattia era stata superata da mesi

Un agente della Locale di Brescia © Bresciatoday.it

Una voce fuori dal coro e uno studio davvero controcorrente quello portato avanti, fin dall'inizio di febbraio, dal medico Pasquale Mario Bacco e dalla sua équipe. Le conclusioni a cui giunge la ricerca Meleam (qui scaricabile in Pdf) sono molto diverse da quanto affermano molti virologi che da mesi appaiono costantemente nei salotti televisivi.

Lo studio è stato effettuato sottoponendo, in 4 diversi step, un campione di 7.038 persone ai test sierologici prodotti dalla Meleam spa, società statunitense che ha diverse sedi in Italia e che si occupa di medicina e di sicurezza sul lavoro: ha dimostrato che il virus Sars-Cov-2 in Italia circolava già dallo scorso ottobre, ma nessuno se n’è accorto fino a fine febbraio. Non solo: il Coronavirus sarebbe sensibile alle temperature ed sarebbe quindi destinato a scomparire con il caldo per poi ripresentarsi in autunno. Infine, sarebbe talmente mutevole che sarà impossibile trovare un vaccino efficace.

A Brescia il 49% del campione positivo agli anticorpi già a marzo

Ma andiamo con ordine e partiamo da Brescia: "Una provincia centrale per la nostra ricerca, la punta dell'iceberg", così la definisce Bacco. Il motivo è semplice: "A partire dal 3 febbraio abbiamo visitato 7038 persone sane e senza sintomi, tutti dipendenti di diverse aziende. Abbiamo diviso la ricerca in quattro diversi step: il primo gruppo comprendeva circa 1730 persone e ci dava già numeri interessanti, perchè il 38% era già positivo agli anticorpi. I numeri più alti erano quelli della provincia di Brescia: il 49% del campione che si era sottoposto al test sierologico risultava positivo (a Milano il 46%, a Bergamo il 48%). Non solo: abbiamo scoperto che gli anticorpi non erano solo immunoglobuline M, quelle precoci che fanno capire se il contagio è in atto, ma nel 80% dei casi si trattava di immunoglobuline G, cioè anticorpi consolidati. Il che dimostrava che la malattia era stata già stata affrontata e superata. Alla luce di questi risultati bisognava fare quindi un salto indietro di 3 mesi e abbiamo capito che l’inizio del contagio risaliva ai primi di ottobre."

Dati rimarchevoli, quelli che Bacco e la sua équipe avevano raccolto già all'inizio di marzo e che non hanno certo tenuto nascosto: "A metà marzo abbiamo presentato il nostro progetto all'Istituto Superiore della Sanità e al Ministero della Salute, mettendo a disposizione i numeri: era un periodo di grande confusione e stavano nascendo le unità di crisi. Ci hanno fatto parlare con il professor Roberto Burioni, a cui abbiamo presentato i nostri risultati e le anamnesi, concentrandoci soprattutto sulla situazione del Bresciano. Dei 400 pazienti di Brescia ben 199 erano risultati positivi. Un campione molto rilevante, quindi. Lui ci risposto che l’incidenza del virus nel Bresciano era del 2% e che quindi ci sbagliavamo. Quando poi abbiamo chiesto da dove venisse quella percentuale, ci ha detto ‘perché è così e noi lo sappiamo’."

Polmoniti anomale ad ottobre

Una domanda sorge spontanea, ma se il virus era in circolo da ottobre, perché nessuno se n'è accorto? "Ad ottobre abbiamo iniziato a parlare con i medici della Toscana, del Piemonte, del Veneto e della Lombardia e tutti ci hanno manifestato questa incredibile incidenza di polmoniti anomale. Sono state attribuite, in buona fede, alla legionella: in realtà erano tutto tranne che legionella. Secondo noi erano i primi casi di Sars-Cov-2. Quando il virus è atterrato era un po' 'stanco'. Ha preso forza a febbraio perché ha trovato le condizioni  ideali: un clima freddo e umido. Con l’innalzarsi delle temperature, soprattutto al Sud, è completamente morto mentre al Nord continua a essere piuttosto attivo. Tutti i coronavirus soffrono il caldo e anche questo si comporta nello stesso modo. Lo abbiamo capito a marzo, quando abbiamo iniziato a portare colture del Sars-Cov-2 in laboratorio: innalzando la temperatura di 2 gradi abbiamo visto che la metà dei ceppi morivano mentre l’altra metà si immobilizzavano. Che il virus soffrisse il caldo si poteva vedere con un semplice kit da 8 euro, mentre trai virologi blasonati c’è ancora chi dubita di questo."

Nuova ondata in autunno

Lo studio arriva anche a un'altra conclusione e riguarda il tassi di letalità: "Questo virus è banale, stupido: da solo non è capace di ammazzare nessuno. Tanto è vero che stando alla nostra ricerca è emerso che quasi il 90% degli infetti non ha manifestato nessuno dei sintomi riconducibili al Covid-19, primo tra tutti l'aumento della temperatura corporea. I veri untori sono state le persone sotto ai 30 anni: quasi sempre completamente asintomatici, hanno infettato ed amplificato il resto della diffusione. La mortalità diretta da Covid non è superiore all'2%. Se non si considera la fascia d'età superiore a 55 anni, l'incidenza scende al di sotto dell'1%. Crea danni nelle persone che hanno una risposta immunitaria più lenta. La forza del virus dipende dallo stato di salute, ma anche dalle abitudini di chi lo riceve: malnutrizione, patologie pregresse, cattive abitudini e sistemi immunitari indeboliti lo rendono particolarmente aggressivo."

Come mai allora sono morte migliaia persone? "All’inizio nessuno sapeva come trattare questo virus e si è agito male - spiega Bacco -. Adesso sappiamo che dobbiamo portare in ospedale i pazienti molto prima che entrino in sofferenza respiratoria, perché questa fase della malattia per molti over 65 è irreversibile. A ottobre, quando si ripresenterà, sapremo curarlo."

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Ci sarà un vaccino? “Non ci sarà mai un vaccino, come per l’Hiv, perché il virus si modifica molto molto velocemente - conclude Bacco -. Quindi se venisse trovato un vaccino adesso, e tutti corressero a vaccinarsi, in autunno potrebbe non essere più valido."

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