Test sierologici e tamponi: la corsa nei laboratori privati

Accessi contingentati nei centri dove si effettuano gli esami, ma le richieste dei cittadini aumentano di giorno in giorno

In attesa fuori dal laboratorio Synlab di via Marconi a Brescia © Bresciatoday.it

Le file fuori dai laboratori privati del Bresciano che effettuano test sierologici ci sono, ma scorrono veloci. Si attende pazientemente: d’altronde la maggior parte delle persone in coda è da mesi che spera di poter accedere ai test per capire se è stato contagiato o meno dal Coronavirus.

Per qualcuno di loro è addirittura la prima uscita da casa. È il caso di Margherita (nome di fantasia, per rispettare la privacy): suo padre ha avuto il Covid, ma per lei e la madre finora non c’è stato modo di accedere a un test diagnostico. Quarantena obbligata e ferie forzate: “È la prima volta che esco di casa - ci spiega - sono in ferie dal 13 marzo e finché l’esito degli esami non è negativo non posso rientrare al lavoro. Sono stata male anch’io: ho avuto la febbre e ho perso totalmente gusto e olfatto. Nonostante le numerose richieste non ho mai potuto effettuare il tampone”, ci racconta la giovane impiegata uscendo dal centro Synlab di via Marconi a Brescia. Uno dei laboratori privati - gli altri sono Fondazione Richiedei e Novolabs - dov'è consentito effettuare le analisi per ricercare gli anticorpi (IgM e IgG) contro il Covid-19.

La giovane donna e la madre hanno atteso oltre due mesi: solo per loro martedì mattina è scattata l’ora del prelievo e del tampone. Sono state ‘mandate’ da Ats, dopo la segnalazione del medico di famiglia. Così è stato anche per Fausta, il cui marito ha lottato ben 35 giorni contro il Coronavirus: “Lui ha cambiato due ospedali diversi, io sono rimasta a casa: sono stata malissimo per giorni e mi sono salvata solo perché mia figlia è infermiera e mi ha procurato le cure giuste. Ho atteso per mesi di poter fare il tampone. Oltre a quello ho fatto anche il sierologico: adesso finalmente potrò capire se questo incubo è finito.”

Sono il popolo dei ‘dimenticati,’ esclusi dal monitoraggio durante il picco dell’epidemia; tornati alla normale routine, terminata la quarantena fiduciaria, ma senza sapere se avessero contratto o meno un’infezione da Sars-Cov-2

Poi c’è chi deve sottoporsi al test sierologico per poter tornare a lavorare, come Giovanna che fa l’assistente di poltrona in uno studio dentistico. E infine i cittadini che hanno scelto, di loro iniziativa, di capire se sono venuti in contatto col virus, attraverso la misurazione degli anticorpi IgM e IgG nel sangue. Come Ida, giovane mamma: prima di affidare il suo piccolo di pochi mesi ai nonni, e poter riprendere il lavoro, ha sborsato quasi 140 euro per effettuare il test insieme al suo bambino: “Non ho avuto altra scelta, se i miei genitori dovessero ammalarsi e rischiare la vita per colpa mia, non me lo perdonerei mai”, ci spiega. Ida, come qualsiasi cittadino che effettua il test in regime privato, verrà rimborsata solo nel malaugurato caso in cui l’esame abbia esito positivo, assieme al successivo tampone nasofaringeo a cui verrà eventualmente sottoposta in un secondo momento. Nel frattempo per lei scatterebbe l’isolamento fiduciario al domicilio. 

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La prassi è infatti la seguente: in caso di esito positivo del test sierologico scatta la segnalazione all’Ats e l’isolamento fiduciario sino all'esecuzione del tampone.

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