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Il ristoratore contrario alla protesta: "Io non apro, rischiamo di passare per untori"

Mino Dal Dosso, imprenditore monteclarense del settore della ristorazione, si dice contrario alla forma di protesta ideata da alcuni colleghi: "Rischiamo di passare per untori e ci mettiamo in una condizione di fuorilegge"

 

Non tutti i titolari di bar e locali, venerdì 15 gennaio, si ribelleranno alle restrizioni in vigore per le loro attività. In 60mila hanno aderito (per ora) a #ioapro, ma c'è anche chi dice no, io non ci sto. È il caso di Mino Dal Dosso, 'portavoce' bresciano dei ristoratori che non credono che la forma di protesta, architettata sui social da alcuni colleghi, sia la strada per risolvere i problemi che affliggono il settore. Per l'imprenditore monteclarense, titolare dell'omonimo gruppo e di ben 4 locali nella nostra provincia, disobbedire alle regole in vigore e aprire le porte delle proprie attività al pubblico non è la via corretta per ottenere attenzione e, soprattutto, aiuti economici.

Le ragioni le spiega in un video e in diversi post apparsi nelle scorse ore sulla sua pagina Facebook. "Credo che il problema per tutti sia puramente economico: i costi a tenere chiusi sono superiori ai ristori che riceviamo. Ma riaprire con il dubbio che i clienti non rispondano con entusiasmo a questa iniziativa, e con il rischio anche di passare per untori, non risolverà nulla; per di più ci mette nella condizione di fuorilegge. Non credo nei termini tecnici dell'iniziativa". 

Non è il timore per le eventuali multe a scoraggiare l'imprenditore, che non manca di apprezzare e lodare il coraggio dei colleghi che venerdì sfideranno le restrizioni in vigore: "Tanto di cappello a questi ristoratori che fanno qualcosa e che si mettono in movimento: è un bel gesto", spiega nel filmato. La sua mancata adesione si deve, piuttosto, alla ricerca di una via alternativa a quella della disobbedienza, che rischia anche di essere controproducente.

"Condivido le ragioni che guidano la protesta e la rabbia, come capisco la frustrazione", continua Dal Dosso, ma la soluzione che propone è diversa: "Spetta al governo trovare le coperture. Lo Stato, sulla base di un riepilogo mensile (fatto correttamente) di tutte le spese da noi affrontate deve rimborsare tutti i costi che noi sosteniamo comunque, anche con i locali chiusi. In questa maniera ci metteremo tranquilli in attesa che la pandemia finisca ed evitiamo di passare come untori, come persone che vogliono a tutti costi guadagnare e sono attaccati ai soldi: sappiamo che non è così. Questa è una grande occasione anche per lo Stato di dimostrare che è vicino a chi ha fatto impresa in questi anni. Aprire così - conclude -, a parte smuovere un po' l’attenzione sul settore non serve a nulla. Anzi."  

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