La città prova a ripartire, tra passeggiate, profumi, pranzi e caffè d'asporto

La Fase 2 è iniziata lunedì e alcuni esercizi pubblici hanno riaperto i battenti per fornire cibi e bevade d'asporto. Ma sono la minoranza.

Servizio d'asporto alla Hostaria Cosmopolitan © Bresciatoday.it

In bici o a piedi. Mascherina d'ordinanza e tanta voglia di tornare a vivere i vicoli e le piazze della nostra città. Non in gruppo, mantenendo le distanze, ma dal 4 maggio si può finalmente uscire di casa per una passeggiata e tornare a gustarsi l'inimitabile sapore di un espresso. Da consumare in piedi, mentre si va in ufficio o si rientra a casa dopo aver sbrigato le 'necessarie' commissioni. Sorsi di normalità dopo l'emergenza Coronavirus. 

Non c'è folla, anzi sono ben poche le persone che si incontrano nelle vie e nelle piazze del centro storico di Brescia. La maggior parte delle serrande sono abbassate, ma dopo mesi di silenzio assordate interrotto solo dalle sirene o dalle campane a lutto, si tornano a udire i suoni della normalità. Qualcuno chiacchiera, a debita distanza, i bimbi corrono e giocano nelle piazze, le mamme si rincuorano e consigliano. Nei bar e nei ristoranti fervono i lavori per la parziale riapertura: nessuna consumazione all'interno, solo bevande e pietanze d'asporto. Un modo nuovo di vivere la quotidianità, tanto per i gestori, quanto per i clienti.

Non sono molti in realtà i locali che hanno già alzato la serranda. Per qualcuno non ne vale la pena: "È più la spesa che la resa", ci spiegano due bariste. In effetti, prima di aprire per dedicarsi solo all'asporto, gli esercenti hanno dovuto affrontare le spese legate alla sanificazione dei locali e al nuovo packaging. Ma c'è chi in attesa dell'agognato ritorno alla normalità prova a fornire questo tipo di servizio.

Damiano della caffetteria Zanardelli36 sta preparando il suo locale per tornare "a garantire un minimo di normalità ". Qualcuno già gli chiede un caffè, ma dovrà pazientare: "Da venerdì torneremo operativi, con caffè e pietanze d'asporto" spiega. "Tieni duro", replica la cliente. Resistere è stato il mantra di Damiano, come di centinaia di altri esercenti, in questi due mesi di chiusura forzata. "Sono in perdita di 100mila euro - ci racconta -. Non ho incassato, ma ho continuato a pagare le tasse e i fornitori, anticipando anche gli stipendi ai miei dipendenti, ne ho in tutto 10, che non hanno ancora preso i soldi della cassa integrazione."

Anche i dipendenti del Caffè Impero di Piazza Vittoria attendono ancora il sussidio, ma da lunedì sono tornati al lavoro: "Poca roba, abbiamo servito qualche caffè e panino a chi è tornato a lavorare negli uffici della zona - ci spiega il titolare - ma molti lavorano ancora da casa. Poi in serata abbiamo preparato anche qualche pirlo d'asporto: c'è anche qualcuno che ha voluto festeggiare la fine della quarantena. Abbiamo fatturato il 10% rispetto a una normale giornata ante Covid, anche perché molti non sanno che forniamo questo servizio."

Poco distante il profumo delle pietanze dell'Hostaria Cosmopolitan invade via Fratelli Dandolo. L'ingresso è sbarrato da un mobile, ma si può ordinare pranzo e cena e portarli a casa, oppure optare per la consegna al domicilio. 

Oasi nel deserto, perché sulle vetrine della maggior parte dei locali bresciani capeggiano ancora i cartelli con l'hashtag 'chiusi per Brescia' mentre la posta si ammucchia sugli zerbini. Alcuni di loro attendono la data fatidica per la riapertura totale (il 18 maggio o il primo giugno, ancora nulla è deciso), altri forse non alzeranno più la serranda.

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Prove generali anche alla Coin di corso Magenta che ha ripreso - parzialmente - l'attività. Lo stupore si legge sul viso delle donne che passando notano le luci accese e le serrande alzate di uno dei tempi dello shopping cittadino. "Ma possiamo entrare?, chiedono quasi sottovoce. "Sì, con  la mascherina, e indossando i guanti forniti all'ingresso" spiega un dipendente. Però non si può fare acquisti in tutti i reparti: come previsto dal Dpcm, si possono comprare solo i prodotti di profumeria presenti al primo piano - vietatissimo, per ovvi motivi igienici, provare trucchi e profumi - e i vestiti per i bambini. Si entra in pochi alla volta, ovviamente, e scortati da una commessa protetta da visiera, guanti e mascherina. Prove generali di ritorno alla normalità, insomma, nella speranza che la curva dei contagi non ricominci a salire vertiginosamente.

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