Coronavirus, l'abbraccio alle vittime: "Ognuna di queste urne un volto davanti a Dio"

Monsignor Pier Antonio Tremolada, vescovo di Brescia, ha letto i nomi delle vittime del Coronavirus della città durante la cerimonia di commemorazione avvenuta martedì pomeriggio al cimitero Vantiniano. Presenti anche il sindaco e il vicesindaco di Brescia.

Le urne esposte nella cappella del cimitero Vantiniano © Bresciatoday.it

Le urne cinerarie disposte in fila, una accanto all'altra, ai lati della cappella del cimitero Vantiniano di Brescia: troppo piccola per contenere il dolore di una città intera. l nomi e cognomi, scanditi uno per uno, dal Vescovo Tremolada prima dell'inizio della messa. Una cerimonia commemorativa, toccante e commovente, per omaggiare tutte le vittime del Coronavirus.

Un momento di dolore collettivo e di doveroso, ricordo dei 750 cittadini e cittadine che hanno perso la battaglia contro il Covid-19, voluto fortemente dal primo cittadino Emilio Del Bono, che ha partecipato alla funzione insieme alla vicesindaca Laura Castelletti, al presidente del consiglio comunale Roberto Cammarata e all'assessore Valter Mucchetti. 

Una messa (a porte chiuse, trasmessa in diretta sulla nostra pagina Facebook) in una cappella praticamente vuota, che ha toccato il suo punto più alto quando lo stesso Vescovo ha pronunciato i nomi dei defunti per Coronavirus.


"Credo che questo rito che stiamo celebrando parli da sé ed è in grado di esprimere quei sentimenti che ognuno di noi porta nel cuore in questo momento - ha detto il Vescovo durante l'omelia -. Con questa celebrazione una città intera si stringe attorno alle famiglie delle vittime, le cui ceneri sono qui, in queste urne che poi riceveranno la benedizione di Dio. La città rende onore alle persone che ne hanno fatto parte e che non siamo riusciti a salutare come meritavano. E questo non l'hanno fatto solo i loro cari, che idealmente sono qui con noi e che poi verranno famiglia per famiglia al momento della tumulazione, ma l'intera città. È un'occasione in cui intuiamo che la città è una grande famiglia. Ci consola sapere che ognuna di queste urne rimanda a una persona che ha un volto e una storia conosciuta da Dio più di quanto le conoscano i loro cari. Questi volti, queste storie, queste persone sono amate da Dio che ha preparato per loro un posto nella sua casa". 

Le centinaia di urne disposte lungo il perimetro della cappella di San Michele sono solo una minima parte di quelle che sono passate nel cimitero cittadino in questi mesi segnati dagli incessanti lutti. "Nel mese di marzo abbiamo gestito 1246 pratiche funerarie, dalle 50 alle 80 al giorno - ci spiegano gli addetti del cimitero cittadino -. Prima dell'emergenza Coronavirus la media era di 200 decessi al mese, meno di 20 al giorno."

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"Solo Bergamo, Cremona e Lodi possono capire la sofferenza della nostra città - ha sottolineato il sindaco Emilio del Bono (qui l'intervista completa) -. Le altre zone del paese non hanno avuto così tanti malati, così tanti morti. Io ho sempre fatto presente al premier Conte e al presidente della Repubblica Mattarella che non potevamo essere trattati come gli altri. Ci sono stati dei grossi ritardi delle istituzioni sovracomunali e provinciali nella gestione dell'epidemia ed è ormai un fatto acclarato che se fossero stati fatti più tamponi si sarebbe potuto contenere il contagio. Ma questo è il momento di elaborare il lutto intimo, ne hanno bisogno le famiglie: hanno bisogno di ricordare i loro cari attraverso le tombe, di sapere che sono da qualche parte e non chiusi in qualche contenitore chissà dove. Questo lo abbiamo sentito come un dovere e messo davanti a tutto il resto. Com l'aiuto del vescovo diamo valore sacrale alla vita che si è spenta e il valore dell'assoluto rimane per chi crede e anche per chi non crede, perché il valore dalla vita è inestimabile e insostituibile."

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