Strage nella casa di riposo: morti 30 anziani, 23 lavoratori malati (uno è grave)

30 dei 120 ospiti complessivi della Casa di Riposo ‘Paolo VI’ di Bagnolo Mella sono deceduti dallo scorso 24 febbraio. A solo uno di loro è stato fatto il tampone. Il 20% del personale è in malattia e nelle prossime ore sarà sottoposto al tampone

Bagnolo Mella, ingresso Casa di Riposo ‘Paolo VI’

Una strage a porte chiuse. Come tante altre, purtroppo. Anche all’interno della casa di riposo ‘Paolo VI’ di Bagnolo Mella, gestita dall’omonima fondazione, si è verificata una drammatica impennata di decessi. Morti che non rientrano nei conteggi ufficiali di Ats.

"Dal 24 febbraio ad oggi 30 dei 120 ospiti totali sono morti e solo uno di loro, ricoverato in ospedale, è stato sottoposto al tampone - spiega Angelo Chiari, presidente della Rsa -. Gli altri decessi posso solo ipotizzare che siano avvenuti per cause riconducibili al Coronavirus, perché qui, ad oggi, non sono mai stati effettuati tamponi nonostante le numerose richieste inoltrate. Ci siamo ritrovati da soli a gestire un’emergenza senza precedenti. Solo nel tardo pomeriggio di giovedì 2 aprile ci è stato comunicato da Ats che gli ospiti sintomatici saranno sottoposti al tampone. Nuove indicazioni sono arrivate anche per il personale: dalle prime ore di venerdì 3 aprile a ciascun dipendente viene misurata la febbre all'ingresso nella Rsa. Coloro che hanno una temperatura superiore a 37,5 gradi vengono mandati a casa e poi sottoposti ai test per verificare la positività o meno al virus"

Il personale ha fatto fronte all’epidemia come ha potuto: “Abbiamo rispettato tutte le direttive di Ats con cui ci siamo confrontati quotidianamente e isolato chi presentava sintomi, cercando di limitare i danni - continua Chiari -. Dal 14 marzo tutti i dipendenti sono stati dotati dei dispositivi di protezione individuale che noi, come Fondazione, abbiamo provveduto ad acquistare, pagandoli anche a peso d'oro. Abbiamo fatto il possibile, potendo contare solo sulle nostre forze. L’unico aiuto da parte di Ats sono state le 200 mascherine e qualche calzare che ci è stato fornito la scorsa settimana. Altre ne abbiamo recuperate grazie alla generosità degli imprenditori locali. Credo che ci siano state delle falle nella gestione dell’epidemia e che qualcuno non abbia fatto fin da subito ciò che era necessario per evitare la catastrofe”

E i contagi non hanno certo risparmiato il personale: 23 dei 116 dipendenti sono a casa, in malattia, e uno di loro sta lottando contro il Coronavirus in un letto del reparto di Rianimazione del Civile di Brescia.

“Dopo una settimana di lotta sono finalmente riuscito ad ottenere che vengano effettuati i tamponi ai dipendenti: quelli che sono in malattia sono stati sottoposti all'esame - spiega ancora Chiari -. Venerdì mattina il caposala della Rsa, munito di tutte le protezioni del caso, si è recato a casa di ciascuno di loro per effettuare i tamponi: praticamente ha girato la provincia in auto, perché molti abitano in Comuni diversi e anche lontani da Bagnolo. Una volta raccolti tutti i test, li ha portati all’ospedale di Manerbio per le analisi. Anche in questo caso abbiamo tutto da soli, insomma, mettendo a rischio la vita di un dipendente. Va bene dare piena disponibiltà, ma mi sembra che si stia esagerando: la situazione è talmente grave che solo la mano del Signore può risollevarci”.

E non è l’unico e ultimo sacrificio chiesto alla Rsa: “Abbiamo due reparti liberi e la Regione ci ha chiesto di metterli a disposizione per ospitare pazienti Covid-19 positivi dimessi dagli ospedali e in via di guarigione - conclude il presidente -. Non diremo di no, perché vogliamo essere d’aiuto alla Comunità, ma la conditio sine qua non è che l’equipe di medici, infermieri e ausiliari per assistere i pazienti venga fornita dalla Regione, dato che 2 medici su 4 della mia struttura sono a casa in malattia e non posso mettere ulteriormente a rischio il personale.” 

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