Parlamentare e vicesindaco, ha ricevuto il bonus da 600 euro: "Non lo sapevo"

Nel 2018 Andrea Dara, parlamentare e vicesindaco della Lega, ha dichiarato più di 100mila euro: è uno dei “furbetti del Bonus” che ha incassato i 600 euro dello Stato

Andrea Dara (a destra) e Matteo Salvini in una foto pubblicata su Facebook

C'è anche Andrea Dara, giovane parlamentare e vicesindaco di Castiglione delle Stiviere, tra quelli che in questi giorni sono stati definiti come i “furbetti del bonus”, in particolare i parlamentari – con stipendi da oltre 10mila euro netti al mese – che nonostante questo avrebbero richiesto il bonus da 600 euro pensato dal Governo per le partite Iva in difficoltà durante il lockdown e nel pieno della pandemia da coronavirus.

Dara è molto conosciuto anche in provincia di Brescia, da tempo apprezzato militante della Lega. A seguito delle ultime notizie, però, è stato inevitabilmente sospeso dal partito. In merito ai 600 euro richiesti (e incassati) darà ha rilasciato dichiarazioni ufficiali solo alla Gazzetta di Mantova, che (in parte) riportiamo di seguito.

Le dichiarazioni ufficiali di Andrea Dara

“Non ho chiesto nulla all'Inps o a chicchessia – spiega Dara, 41 anni – Sono socio con mia madre di una Società in nome collettivo, con cui operiamo nel settore tessile e in cui mi occupo della sola parte commerciale. Sono intestatario di due conti correnti, uno su cui mi viene accreditato l'emolumento da parlamentare (dal mio Comune non ricevo nulla) e uno dedicato all'accredito di alcuni affitti derivanti dall'eredità di mio padre, gestito e controllato direttamente da mia madre e dal nostro studio fiscale”.

“Considerato il periodo di sospensione obbligatoria dell'attività – continua Dara – la società necessità di ulteriore liquidità. Su proposta dello studio fiscale, avallata dalla mia socia, viene richiesto come previsto dalla legge il Bonus partite Iva, attraverso i pin nominali dei soci. L'accredito è avvenuto sul conto corrente dedicato agli affitti, e i bonus sono stati girati insieme ad altre somme alla società per coprire emergenze nei pagamenti di dipendenti e fornitori, in assenza di pagamenti dei nostri clienti e ritardi nell'erogazione della Cassa integrazione”.

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Nel 2018 redditi per oltre 100.000 euro

In conclusione, Dara sostiene che “della richiesta specifica del bonus e del suo accredito io non ho avuto informazione o evidenza, proprio perché gestita direttamente dall'amministrazione della mia azienda”. E ancora: “Se ho sbagliato per una mancata richiesta di informazioni e controllo e per un eccesso di abitudini familiari, sono pronto a risponderne, pur sottolineando che non ci troviamo di fronte a nessun tipo di reato né di illecito amministrativo”. Ma infatti la questione è soprattutto morale: Dara, come da documenti pubblici, nel 2018 ha dichiarato più di 100mila euro, quasi 8.500 euro lordi al mese.

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