Epidemia, i precedenti: l'influenza di Hong Kong che fece 20mila morti in Italia

Correva l’anno 1969: l’Italia e la Lombardia erano state messe in ginocchio da un virus che proveniva dalla Cina. L’avevano ribattezzata influenza "Spaziale", in omaggio ai viaggi sulla Luna

Spulciando tra le cronache dei giornali di oltre 50 anni fa, si legge di un altro virus che mise a dura prova l’Italia, e non solo. Una sorta di ‘antenato’ del coronavirus: un'influenza che fu chiamata con un nome molto più fantasioso. L’influenza A2, più conosciuta come "Hong Kong Flu", nel nostro paese fu ribatttezzata la "Spaziale", in onore (si fa per dire) dei primi viaggi sulla luna. 

Era l’autunno del 1969 quando il virus altamente contagioso, che si era sviluppato in Cina un anno e mezzo prima, arrivò anche in Italia, causando in tutto 20mila decessi. Lo ha rivelato all’Agenzia Giornalistica Italia Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia.

“La causa della pandemia nata nel 1968 era il virus influenzale di tipo A-H3N2, lo stesso che da allora circola come virus stagionale e che quindi ci ritroviamo in tutte le stagioni influenzali”, ha  spiegato ancora Maga. 

Tra le città più colpite c’era Milano e i numeri riportati dai giornali di allora fanno davvero impressione: “Ogni giorno 8mila a letto con l’influenza”, titolava un articolo del quotidiano ‘Il Giorno’ datato 11 dicembre 1969. Nonostante i tantissimi contagi, le scuole non furono chiuse. “Una vera epidemia: 13 milioni di italiani a letto, un italiano su quattro": questo il poco rassicurante bilancio fornito in un filmato dell’Istituto Luce.

I sintomi erano simili a quelli del Covid-19: brividi, febbre, dolore muscolare e debolezza. E anche allora furono soprattutto le polmoniti virali sviluppate dalle fasce più deboli (anziani e neonati) colpiti dal virus a preoccupare e a risultare fatali.

Il virus si sviluppò prima in Asia e poi negli Stati Uniti ed infine in Europa, dove fu meno intenso e provocò meno morti.  “È stata la terza pandemia del Ventesimo secolo, dopo l'influenza Spagnola del 1918 e l'influenza Asiatica degli anni ’50 -  spiega Maga -. Il suo moderato impatto, in termini di letalità, era dovuto al fatto che il virus precedente, che era un H2N2, conferisse una certa cross-protezione, soprattutto nelle persone più anziane e questo probabilmente spiega anche la differente mortalità che si è rilevata nei diversi Paesi".

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Per la ’Spaziale’ c’era però il vaccino, anche se fu distribuito dopo che l’epidemia raggiunse il picco. Quello per il Coronavirus ancora non c’è. Una differenza decisamente sostanziale. 

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