Emergenza Coronavirus: a Brescia già chiusi più di 70 bar e ristoranti

Sono già 70 le chiusure volontarie a Brescia città, nella speranza di limitare l’estendersi del Coronavirus: l’iniziativa si allarga dal Garda a tutta la provincia

Hashtag #chiusiperbrescia: sono già più di 70 le attività commerciali, i bar e i ristoranti di Brescia che hanno chiuso volontariamente i battenti, un atto pratico per supportare il contenimento dell’epidemia da Covid-19. Non c’è nessun obbligo, infatti, alla chiusura totale: si tratta solo e soltanto di una scelta volontaria. Nel dispositivo approvato l’8 marzo scorso solo per la Lombardia e altre 14 province, e poi ampliato da martedì mattina in tutto il territorio nazionale, bar e ristoranti possono comunque rimanere aperti dalle 6 alle 18.

Ma proprio questa apertura, anche se ridotta, potrebbe diventare lo stesso una calamita per i contagi. Ecco perché a Brescia bar e ristoranti dichiarano “la chiusura volontaria per contenere l’emergenza”, con tanto di hashtag e manifesti social. Tra i promotori dell’iniziativa c’è Ampelio Zecchini, titolare della Riserva del Grande in Via Paganora: è lui che coordina il gruppo Whatsapp da cui sono partite le prime adesioni.

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Chiusure anche sul lago di Garda

Come detto sono già più di 70, e altre ne arriveranno in questi giorni. Non solo in città, ovviamente. Anche sul Garda, a macchia d’olio, si estendono le chiusure volontarie: il Recyclage Cafè a Moniga, il Foodballpub a Padenghe, il Ciukito a Desenzano, la Bruschetteria Nose a Rivoltella, il Civico 48 a Sirmione. E solo per citarne alcuni. Il messaggio è chiaro, chiarissimo: “Visto l’evolversi della situazione – fanno sapere dal Recyclage – per senso di responsabilità civica riteniamo doverosa la chiusura totale. State a casa”. Negozi e locali chiusi anche a Orzinuovi, dopo il capoluogo il paese più colpito dal contagio.

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