Scontro sulla cannabis legale: basta propaganda, pensate a governare

L'editoriale

In settimana si è molto discusso per la decisione della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia), di dichiarare inammissibile un sub-emendamento alla Legge di Bilancio riguardante la "cannabis light". La decisione è avvenuta tra gli applausi dell'opposizione: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Matteo Salvini l'ha bollata come "una vergognosa norma sulla coltivazione e la distribuzione di droga di Stato”, arrivando persino ad esclamare: "No allo Stato spacciatore!".

L'emendamento aveva il solo scopo di sanare alcuni difetti di precedenti leggi, che avevano portato alla vertiginosa espansione del commercio della cannabis legale, ovvero quella con una percentuale di tetraidrocannabinolo (Thc) al di sotto allo 0,5%. La norma presentata dai 5 Stelle era divenuta necessaria, a seguito di una sentenza della Cassazione del 10 luglio di quest'anno: non essendoci secondo legge un limite di Thc per lo specifico prodotto venduto nei negozi (comunque legale, e tale resterà), aveva stabilito che spettava al giudice verificarne ogni volta "l'efficacia drogante".

Insomma, nessuno "Stato spacciatore". Anche perché, con una concentrazione di Thc inferiore allo 0,5%, questo tipo di canapa ha l'effetto di due camomille (ma forse qualcuno riesce a sballare con la camomilla). La marijuana illegale, infatti, presenta Thc in quantità 40 volte superiori rispetto a quanto si vende nei "coffee shop" italiani. 

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Quello andato in scena nel nostro parlamento è l'ennesimo episodio di propaganda, basata sui soliti toni urlati e sulla paura (aiuto, i drogati!). La parola 'politica' deriva dalle parole greche tékhne, 'arte di governare', e polítes, 'cittadino', ma da noi è ormai intensa unicamente come "eterna campagna elettorale". Nessuno pensa a governare, nessuno pensa al bene dei cittadini. Se si potesse vivere di sondaggi, però, saremmo la nazione più ricca del pianeta.

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